A zonzo pel deserto egiziano       

 (ESTRATTO)

 

Faraone Ekhnatòn:                            "    Nefertiti,      

Hai vissuto come un lampo

che brilla una sola volta,

ma i lampi squarciano il cielo

e il cielo è eterno come il mio amore;

e ricorda: qualunque sorte

mi attenda in questo mondo [l'Amduat]

il mio amore per te vivrà in eterno. "[2]                       

          

 

SCENA  PRIMA

- Un incontro inatteso -

 

(In una landa abbandonata, ai nostri giorni. Entra Oscuro, un omino sulla sessantina, dai capelli radi, barba grigia, abiti moderni e occhiali da miope muniti di spesse lenti. Procede verso occidente, là dove si staglia il sole al tramonto). 

 

 

Oscuro: "Fear of others, a desire to please ... that  is what does for us. So many efforts come to nothing, so many ideas tremble on our lips but remain unexpressed, so many desires that really would deserve realisation stay unaccomplished, frustrated by this nonsense, this spiritual short windedness of ours, which leads us - by camouflaging ourselves as the others - to seem different from what we really are! The survival of uniformity: that  is what we seek.

In this way, through spiritual cowardice, we falsify the truth doing real wrong to ourselves and the next man .

Why in fact should our true nature, that which is hidden, be worse than that which our self imposition, the violence done to ourselves, forces us outwardly to assume?

But where am I? The countryside tends more and more to take on the characteristics of the desert[3].

 

 (si china per espellere un ciottolo dalla scarpa)

 

 Parlare o tacere? Il dilemma dei nostri tempi è questo.

Ché se, contro il parere dei potenti, alzerai la voce proclamando la verità, piacerai a te ma dovrai fare i conti con gli altri i quali - emarginandoti - te ne faran scontare  il fio.

Se invece, in contrasto con la tua intima persuasione, ti adatterai alla 'communis opinio', sarai gradito al gregge ma non a te stesso, perché la tua coscienza ti disprezzerà.

Quindi che tu preferisca essere 'outsider' oppure 'yesman', avrai sempre di fronte una mala scelta.

Sono stanco. Tra queste sabbie non c'è un filo d'erba né una sorgente d'acqua. Presto mi toccherà morire.

 

(sale su una duna che gli permette una più ampia visuale del deserto)    

 

 Il sole sta calando. Dirimpetto all'astro, a levante, distinguo un riflesso luminoso sull'acqua di un grande fiume e, ancor oltre, i resti di una città.

La luce del giorno, da dorata che era, è diventata rossa e nel globo solare intravedo un Uomo o uno Spettro che spicca nell'arancio del sole coi colori nero e bianco.

Indossa dalla cintola in giù un vestito candido e sul capo regge una corona, una specie di mitra vescovile ornata con una testa di falco. Nella corona è incastonata una grossa pietra che getta fasci di luce come se fosse il sole.

L'Uomo è scalzo, il viso è emaciato, la pelle piuttosto scura e le dita dei piedi lunghe e magre.

Presso di lui cammina, ondeggiante con molta grazia, una bellissima donna.  Come una tigre o una pantera procede senza strappi, mettendo i piedi esattamente l'uno avanti all'altro.     

Che sia una regina? Non è molto alta, ma il mento proteso in avanti e il portamento eretto la fan sembrar più slanciata; porta una corona azzurra e oro, il vestito lungo è trasparente e candido e ai piedi calza babbucce intessute  con fili d'oro intrecciati.

Li segue, andando verso la città in rovina, una caterva di gente biancovestita che marcia a piedi nudi verso oriente, volgendo le spalle al sole che muore.

Lo Spettro, quello dell'Uomo, mi accenna coll'indice, poi - con le mani - mi fa segno d'andar da lui”.

Spettro (il fantasma di Ekhnatòn): “Vivo o morto, chi sei?" .

 

 (Oscuro scende dalla duna indirizzandosi verso i nuovi venuti) 

 

SCENA SECONDA

- Parla il re -

 

  (Ekhnatòn e Oscuro. Poco distante la Regina e la Processione)

 

Il fantasma di Ekhnatòn: "Io fui il Faraone Amen-hotèph IV, lo stesso che in vita tolse dal suo nome ('Ammone è in pace') ogni riferimento a quel dio e preferì farsi chiamare Ekhnatòn ('Colui che piace all'Aten'), in segno di cambiamento della sua personalità.

Per tal circostanza i fedeli di Ammone mi chiamarono eretico, ma io posso andare su e giù, uscire e vedere al di fuori del mondo dei morti. Nessuno dei miei successori può”.

Oscuro: "Chi t'accompagna?"

Ekhnatòn: "Mia moglie la regina Nefertiti, e il mio popolo spettatore della mia gloria, del quale ebbi assai cura perché tanto l'amavo[4].

In particolare mi occupai delle loro anime per renderle migliori e feci capir loro che un solo Dio esisteva.

Per far dimenticare presto tutti gli dèi, modificai ai contemporanei i nomi che li ricordavano e anche i nomi degli antenati vennero corretti.

Cercai di dare a ognuno una cultura elevata, per far sì che le menti spaziassero su tutto ciò che il Dio Sole ci donava.

Io aiutai grandemente gli uomini più intelligenti affinché avessero la possibilità di esprimere i propri pensieri e di creare cose grandiose.

Il nostro impero era ricco d'arte, avevamo  meravigliose costruzioni che ancor oggi sono incomparabili, statue, dipinti, mobili, oggetti stupendi. Io amavo assai scrivere versi e stimavo i bravi poeti, che incoraggiavo.

Perciò quelli che compresero il progresso materiale e spirituale da me apportato all'Egitto, le anime di costoro sono qui, perché io insegnai loro a distinguere il bene dal male”.

Oscuro: "Eppure Immanuel Kant, il filosofo, dichiarò che la 'tanto esaltata saggezza egiziana, in confronto con la filosofia greca, non è stata che un gioco infantile' " [5].

Ekhnatòn: "Noi Egizi avevamo già superato la dicotomia kantiana tra 'fenomeno' (ciò che appare) e 'noumeno' (cosa in sé che, per Kant, è inconoscibile). Da tale scissione intellettuale prese le mosse il positivismo logico che portò alla negazione di Dio, in quanto entità che né si manifesta (fenomeno) né è dimostrabile razionalmente (noumeno)[6].

All'incontro, per noi seguaci dell'Aten, Dio è la massa apparente del Sole (il Disco e quindi il fenomeno) da cui promana l'energia divina, i raggi che illuminano la terra e le menti (attraverso  le mani stilizzate e le croci ansate poste al termine degli stessi). L'energia solare, derivata dalla massa o Disco tramite un processo dinamico irresistibile, si converte diuturnamente sulla Terra in materia (come piante, pulcini, ecc.); materia però, che, alla fine del suo ciclo, tende a riconvertirsi in energia ...”.

Oscuro: "Come il concime organico (conclusione del ciclo vitale precedente) il quale, fertilizzando il terreno, promuove lo sviluppo della vegetazione novella”.

Ekhnatòn: "Sì. E' perciò che, nel mito egizio, Khipri - lo scarabeo sacro che alla  mattina fa rotolare una pallina di sterco tonda come il Sole e contenente un proprio uovo - assurge a simbolo del sole nascente (il quale rinnova la vita dopo l'intervallo notturno).

Il globo solare (o massa), trasmutatosi in forza radiante (raggi luminosi e calorici) torna sulla terra in forma di animali e vegetazione e quindi massa[7]. In ciò consiste la vita, intesa dai fedeli dell'Aten come intervento (o creazione continua) da parte del  Dio, perennità di cicli e trasformazioni, collegamento tra Cielo e Terra”.

Oscuro: "In conclusione Kant è fermo alla fisica di Newton, mentre voi Egizi accettando - in sostanza - la teoria che l'energia è una modalità di configurarsi della materia (e viceversa), vi avvicinavate a concezioni post-newtoniane e relativistiche.  Chi ti manda a me?"

Ekhnatòn: "Dio,  il Padre mio”.

Oscuro: "Tu sei Figlio di Dio?"

Ekhnatòn: "Nella teologia amarniana Dio - per meglio realizzarsi - deve incarnarsi in uomo.

E giacché  il Cristo non è ancora sceso sulla terra, l'uomo in cui Dio s'incarna è il Faraone che, appunto perciò, vien detto figlio del Sole, cioè del Dio vivente”.

Oscuro: "Come si manifestava il tuo rapporto di filiazione con Dio ? "

Ekhnatòn: "Quando nacqui incominciai ad esistere. Allora venni al mondo per la prima volta e rappresentai il Dio Sole Aten. Il mio cuore iniziò a battere e a collaborare col cervello, la lingua a esprimere ciò che cuore e cervello avevano elaborato[8]“.     

Oscuro: "Perché sei venuto ? "

Ekhnatòn: "Se tu mancassi adesso sarebbe come se non fossi mai vissuto. Iddio, che ama tutte le sue creature, non vuole[9]. " 

Oscuro: "Non intendo. Ammesso che Dio esista e che abbia creato l'universo, perché dovrebbe interessarsene? Perché mai dovrebbe pensare a me o agli altri esseri umani? Perché dovrebbe ricordarsi che io esisto? Perché - all'opposto - non si infischia di noi, proprio come io faccio con le formiche che passeggiando calpesto?"

 

SCENA   TERZA

- Parla la  regina -

... .... ...

[1] In questo senso vedi Confucio, ' Massime - a cura di Paolo Santangelo', 1a ed., Newton Compton ed., Roma, 1995, pag. 52: "Io trasmetto e non creo ...". 

[2] Se, com'è probabile, il testo egizio della poesia era inciso nel sepolcro di Ekhnatòn a Tell el-Amarna, esso è andato perso con la distruzione dell'intero complesso mortuario. 

Nella sua fresca bellezza la composizione poetica di Ekhnatòn segue i seguenti schemi lirici:

- la comparazione tra l'eternità del cielo e l'eternità del sentimento del poeta;

- l'esortazione 'ricorda', emessa da Dio (o dal Faraone) riguardante concetti e/o disposti che non devono essere in alcun modo dispersi dall'ascoltatore;

- l'amore inteso come vittoria sulla morte (idea che sarà ripresa e fatta propria dal Cantico dei Cantici).

[3] "Il terrore degli altri, il desiderio di piacere ... è questo il sentimento che ci impiglia.

Quanti sforzi abortiscono, quante idee tremano sulle labbra ma rimangono inespresse, quanti desideri, che pur meriterebbero la loro realizzazione, restano incompiuti, frustrati, annullati da questa ubbia, da quest'affanno del nostro animo che ci induce - mimetizzandoci con gli altri - ad apparire diversi rispetto a quello che in realtà siamo.

Sopravvivenza nell'uniformità: questo noi cerchiamo. In tal modo, per viltà d'animo, falsiamo la verità, facendo definitivo torto sia a noi, sia al prossimo. Perché, infatti, l'effettiva nostra natura, quella sommersa, dovrebbe essere peggiore rispetto all'altra che la nostra auto-imposizione, la violenza inferta a noi stessi costringe ad assumere nell'apparenza?

Ma dove sono? La località tende sempre più ad assumere le caratteristiche del deserto."

Queste righe segnano l'inizio dell'opera che, in un primo momento, pensai di pubblicare in inglese (la traduzione dall'originale italiano è stata curata da Hedwig Phyl Pfau).

[4] L'amore in terra del Faraone verso il popolo e la natura corrisponde in cielo a quello di Dio per il suo creato.

[5] I. Kant, 'Logica', a cura di L. Amoroso, B.U.L., Roma-Bari, 1984, pag. 22.

[6] Non del tutto perspicuo è ritenuta la teologia filosofica kantiana poiché confutata dalla filosofia posteriore.

Per Kant l'esistenza di Dio è provata non tanto dal carattere fenomenico della divinità (come invece pensato dai fedeli del Disco Solare) quanto dalla tendenza di ogni uomo a ricercare la felicità nell'obbedienza alla legge morale (che è la legge di Dio).

Su questa presa di posizione (in sostanza un ritorno a Socrate) Kant ha probabilmente ragione sennonché, non avendo egli potuto dimostrare il nesso logico tra i due termini della sua proposizione (coincidenza della felicità umana con l'osservanza dei principi della moralità), Dio - nella filosofia kantiana - assume carattere apodittico e privo di necessità, sicché" la certezza in Lui si configura come [mera] fede filosofica ... venendo a radicarsi nell'etica". Così W. Weischedel. "Il Dio dei filosofi', vol. I, trad. di L. Mauro e C. Reinberg, il Melangolo ed., Genova, 1988, pag. 227 ss).

[7] In Alta Italia il vignaiolo sa che una calda giornata di sole in settembre - incrementando il contenuto zuccherino degli acini della sua uva - farà salire anche di un mezzo grado il tasso alcolico del vino che ne ricaverà.

[8] I concetti qui espressi sono tre. Il primo afferma che Ekhnatòn (per essere dimora adatta al Dio) venne al mondo distaccandosi direttamente dal Sole, senza attardarsi in precedenti incarnazioni, ed è nato privo di peccato (quest'ultima idea è affermata anche dal Cattolicesimo nei confronti di Maria Santissima attraverso il dogma dell'Immacolata Concezione, ossia della nascita di costei esente dal peccato originale).

Il secondo è l'affermazione - che sarà poi ripresa da Giovanni, 'Vangelo', 1,14 - che la Parola (o Verbo) si è fatta carne.

L'ultimo che è la Parola che comanda e crea (vedi Genesi, 1,3 segg., nonché Gionavvi, 'Vangelo', 1,1 e segg.).

[9] L'amore di Dio involve l'intero creato. Questo concetto è più ampio di quello che – nella massoneria – è l'amore del Libero Muratore, che si limita agli uomini.

Sul punto vedi E. Lennhoff: 'Il libero muratore', U. Bastogi ed., Livorno, 1972, pag 65. E' evidente, peraltro, che l'amore del frammassone deve estendersi all'ambiente in cui l'uomo vive.

. . . QUI TERMINA L'ESTRATTO DI QUESTO ATTO.

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