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Il
segreto della Città del Disco Solare

(ESTRATTO)
Nefertiti: "Sento la voce di mio marito il faraone Ekhnatòn che mi dice:
'Sforzati sempre di prevenire e soddisfare con poco i desideri dell'uomo. La
di lui natura fa sempre nascere nel suo io piccole necessità che, placate al
sorgere, vengono pienamente soddisfatte.
Solo così non correrai rischio d'essere derubata e di provocare sommosse.
Solo così potrai dominare l'uomo perché egli, dipendendo con fiducia da te,
si sentirà protetto e potrà ammettere la tua superiorità.
Il
popolo, gli schiavi vanno sempre retribuiti a tempo giusto: essi fanno
fatica a sostenersi e non si può toglier loro il pane di bocca. Io cercai di
agire sempre bene e di non comportarmi mai meschinamente'."
SCENA PRIMA
- Le grandi piramidi –
(A Gizah, a mezzogiorno. Nefertiti, Ekhnatòn e la loro ultimogenita
Enkhsanpaton sono presso le tre grandi piramidi di Cheope, Chefren e
Micerino)
Nefertiti: "Vedo il Sole nel pieno fulgore. Amen-hotèph, avvolto in una
veste lunga soffice come una nuvola, sta appoggiato coi piedi sulla punta
d'una grande piramide. Il suo viso è molto ieratico. Il Faraone tiene le
braccia sollevate verso il Sole e ad alta voce scandisce queste parole: 'Tu
appari bello all'orizzonte del cielo, tu vivo Sole creatore di vita, e
inondi della tua bellezza ogni terra. Quando tramonti all'orizzonte
occidentale la terra giace come morta nelle tenebre'. "
Ekhnatòn: "Il mio cuore ama Nefertiti e Aber; il mio cuore pensa. Nell'io
degli uomini vedo limitazione e pretenzione; solo l'io ha un destino. L' io
non può elevare i propri pensieri al misticismo; soltanto pochi uomini, che
sanno sensibilizzare il cuore e il cervello, hanno la facoltà di guidare la
propria vita.
Nella nostra famiglia prevale l'uomo spiritualizzato il quale - sviluppando
il polo opposto a quello sessuale e cioè il polo interiore e psichico -
forma una fusione con lo spirito.
Io
mi esprimevo in versi, perché la poesia offre all'uomo la gioia e la
felicità. In chiave sociale può esprimere l'eterna lotta tra il bene e il
male di ogni tempo: il bene dei bimbi come la purezza e il disinteresse; il
male dell'uomo realista, egoista e violento.
Al
contrario dei buoni, i cattivi sono privi di spiritualità."
Enkhsanpaton: "Nulla è più imponente delle piramidi di Gizah. Tuttavia,
tempo fa, quand'erano coperte di lucente calcare, se un viaggiatore -
venendo da ponente - si fosse trovato in una ben definita posizione rispetto
a loro, durante talune ore del giorno e nella stagione dei venti, quando il
soffio infuocato solleva le sabbie e fa divenire bianco il cielo, allora il
viandante non le avrebbe più viste: si sarebbe trovato innanzi al vuoto.
Fu
a causa di tale prodigio che le piramidi vennero erette proprio qui.
Ma
voi, amati genitori, esponete la tecnica con cui gli operai egizi
edificarono i monumenti che resero immortale la nostra terra."
Nefertiti: "Da noi i manovali non impiegavano macchine o altri particolari
ritrovati: solo gran forza di braccia. Tanti uomini robusti a torso nudo
adoperavano seghe che dal colore e dalla robustezza parevano di bronzo.
Gli
uomini le usavano per tagliare la roccia che serviva per costruire le
piramidi. Questi immensi blocchi venivano staccati dalle rupi isolandoli ai
due lati e dietro. Per ottenere ciò bisognava tagliare gallerie, indi si
praticavano - sotto le basi dei massi da staccare - delle profonde fessure,
nelle quali gli operai conficcavano, usando un martello, dei cunei di
metallo.
Così il blocco un po' alla volta si staccava e veniva rimosso.
Trasportato il blocco dove si doveva eseguire la costruzione, si poneva il
primo strato di pietre. Fatto ciò si costruiva una battuta di terra. Sul
terrapieno venivano sollevati i massi che costituivano il secondo strato,
facendoli scivolare verso l'alto su una specie di slitta: altrimenti non ce
l'avrebbero mai fatta a elevarli. E così continuavano fino alla fine della
piramide.
Non
c'era cemento: per tenere insieme le pietre si usava malta che veniva fatta
sul posto, come si poteva.
Era
un lavoro faticoso, pericoloso e difficile. Molti uomini morivano. Non vi
erano orari di lavoro: erano sempre in servizio. Quando, con l'inondazione,
subentrava la morta stagione, lavoravano alle piramidi, ai templi e agli
altri pubblici edifici. Allorché giungeva la stagione dei venti non potevano
neppure dedicarsi alle piramidi. In quel periodo il Faraone li lasciava
vivere senza far nulla e intanto li manteneva.
Ekhnatòn: "Noi cercavamo di trattare meglio che si poteva gli operai e gli
altri addetti ai lavori. La nostra gloria e memoria oltre alla nostra vita
ultraterrena, in definitiva, dipendevano da loro."
Enkhsanpaton: "Ancora adesso le piramidi sono ritenute un modello
insuperato. Come mai, disponendo di una tecnica così rudimentale, gli
Egizi pervennero a tale sapienza da poter erigere sì perfette costruzioni?"
Nefertiti: "Vi arrivarono con la fede in Dio e col calcolo matematico.
Ragionando, l'uomo ha iniziato la numerazione e indi ha scoperto la
matematica. Nella capacità di coordinare fede e matematica, misticismo e
razionalità, senza farsi sopraffare né dall'uno né dall'altro elemento,
consistette la forza dell'egiziano antico."
Ekhnatòn: "Il materiale per costruire era fornito dalle montagne della
catena libica e da quelle della catena arabica. Dalle cave di Siene
prendevamo il granito e l'alabastro.
Le
basi delle costruzioni erano amplissime per far sì che i terremoti non
potessero distruggerle; i muri erano fatti a scarpate e vi erano piloni.
Intere montagne vennero usufruite per costruire imponenti santuari.
Tutto da noi era austero, le manifestazioni di loquacità erano considerate
empie; la nostra era la terra della meditazione, dello studio, del
silenzio."
Nefertiti: "La tomba del Faraone era scavata sotto, nei sotterranei, e vi
si accedeva mediante corridoi sostenuti da archi a forma di mezze botti.
La
porta di entrata, posta su un lato della piramide, era costruita col sistema
delle antiche bilance. Vi erano dei pesi; se uno entrava non poteva più
uscire, a meno che non conoscesse il segreto. Era come una porta
automatica.
Dapprima furono in uso piramidi mozze (dette mastabe), poi vennero costruite
piramidi a gradini e infine piramidi a punta."
Enkhsanpaton:
"Perché veniva eretta una piramide?"
Nefertiti: "Nella nostra epoca noi ben sapevamo che l'anima e il corpo sono
strettamente legati: dovete curare bene il corpo se volete mantenere viva
l'anima. Imbalsamare l'uomo simboleggiava conservare intatti il corpo e
l'anima. Se il corpo non sopravvive, neppure l'anima può continuare a
esistere. Quando moriva un re, doveva essere pronta la tomba."
Ekhnatòn: "Le piramidi venivano edificate perché così i Faraoni rimanevano
eterni. Ecco il loro vero significato: le piramidi assicurano l'immortalità
del Faraone e custodiscono la sua mummia.
Oltre alla mummia del Faraone, servivano a preservare le cose preziose e la
sapienza del passato. Dentro di esse venivano conservate le scoperte della
scienza del passato e del presente, le nuove ricerche e il cubito d'oro."
Enkhsanpaton: "Cosa rappresentava il cubito d'oro?"
Nefertiti: "La misura base usata per edificare le piramidi. Tutte le
piramidi dei re venivano costruite impiegando il cubito d'oro.
Le
piramidi erano edificate in modo da non poter essere distrutte né da
tempeste di sabbia né da incendi, in quanto erano incombustibili."
Ekhnatòn: "Infine le piramidi tenevano occupato il popolo durante il periodo
delle inondazioni del Nilo, mantenendolo lontano dai cattivi pensieri che
l'ozio può arrecare e dandogli da mangiare.
L'uomo è più contento quando sente che ha un compito da svolgere.
Enkhsanpaton: "Ma perché - al posto delle piramidi - non venivano effettuate
opere di maggiore utilità pratica, come lo scavo di canali di irrigazione? "
Nefertiti: "Le opere di irrigazione erano già state compiute prima delle
piramidi."
Ekhnatòn: "Tenendo occupati gli uomini, essi non potevano fare cose
sbagliate, né prendere vizi. Gli uomini non dovevano diventare pigri, ma
sentirsi utili, occupati.
Noi
spiriti comunichiamo cogli uomini o parlando con la persona da noi prescelta
o attraverso il pensiero. E io avverto che la mente d'Oscuro m'invoca.
Si
vada da lui."
(Ekhnatòn e
gli altri s'involano)
SCENA SECONDA
- Oscuro e il suo angelo custode -
... .... ...
SCENA TERZA
- Akh'Atòn come città doppia -
... .... ...
SCENA QUARTA
- Continua il racconto della fondazione d'Akh'Atòn -
... .... ...
SCENA QUINTA
- Gli oppositori della città del Sole -
... .... ...
SCENA SESTA
- La prima sofistica -
... .... ...

1 Gli Egizi conoscevano il principio
dell'incomprimibilità dell'acqua, per questo i cunei potevano anche
esser di legno duro che - bagnato - si dilatava causando la spaccatura
della roccia. Per quanto riguarda il metallo di cui erano fatti i cunei,
I. E. S. Edwards, 'Le piramidi d'Egitto', trad. di C. Brambilla, Il
Saggiatore, A. Mondadori ed., 2a ed., Milano, 1969, pag. 214, scrive:
"Poiché il rame era l'unico metallo usato in Egitto prima del Medio
Regno, si è supposto che gli egiziani fossero padroni di una tecnica,
ora perduta, atta a dare al rame un'altissima tempra; ma non si è ancora
potuto provare la veridicità di questa supposizione."
Aggiunge F. Cimmino in 'Storia delle
piramidi', Rusconi libri, 2a ed., Milano, 1990, pag. 315: "... gli
scalpelli erano di rame battuto a freddo, che Reginald Engelbach ritiene
di durezza sufficiente a questo tipo di lavoro."
I massi, pesanti varie tonnellate, erano sgrezzati nella cava; indi
venivano imbarcati su galleggianti e trasportati - sfruttando le
periodiche inondazioni del Nilo - nel cantiere d'impiego. Da lì erano
spinti (mediante slitte e rulli di legno) sulla cima della piramide,
utilizzando rampe di mattoni o terra battuta (facilmente erigibili data
la natura sabbiosa del terreno), puntellate da muri di mattoni crudi.
Atteso che una piramide poteva
alzarsi fino a 140 metri d'altezza circa, si ritiene che la lunghezza
della rampa (la cui pendenza non poteva essere eccessiva) potesse
giungere a un chilometro e talora anche di più. Sul problema delle rampe
vedi I.E.S. Edwaeds, 'Le piramidi d'Egitto', cit., pagg. 220 e segg.
nonché F. Cimmino, 'Storia delle piramidi', cit., pagg. 313, 316, 326.
Sono descritte tecniche costruttive risalenti alle prime Dinastie.
Una misura lineare di 52,3 centimetri di lunghezza.
Una mia collega d'ufficio affermava che il personale preferisce aver
qualcosa da fare, piuttosto che restare senza far nulla.
. . . QUI TERMINA L'ESTRATTO DI QUESTO ATTO.
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