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Storia
del visir Aper-El e del faraone Aber-Ihau

(ESTRATTO)
Ekhnatòn: "Postero mio, ascolta.
Nessuna guerra scoppia per sola economia: l'inerzia s'accoppia alla
vigliaccheria, la stoltezza è tanta.
Non
è fonte d'eroismo il dovere compiuto. Lavorate gente, mietete il grano, fate
la trebbiatura, pensate al domani.
Nefertiti odi i loro sospiri, leva le tue benefiche mani su di loro,
spronali, incitali! I tuoi sudditi gridano: 'Regina mia, come in una barca
sbattuta dalla tempesta morremmo se non ci fossi tu. Senza di te morremmo.
Canta, adorata regina, il tuo popolo è prostrato. Canta, adorata: la tua
voce è per noi un balsamo.' "
(Akh'Atòn,1366 a.C. Un funesto bollettino di guerra è giunto dal Retenu. In
una prima battaglia campale combattuta in aprile presso Qatna, in Siria
centrale, l'esercito egiziano è stato semidistrutto dagli Imetniu. Migliaia
di soldati delle Due terre perirono; Ekhnatòn, il Faraone, salvo per
miracolo; Aber, suo sottocapo, in fuga. Nefertiti riesce a chetare le turbe)
SCENA PRIMA
- Carnarvon e Carter ovvero una disparità di trattamento -
(E' l'alba. Quasi colto da catalessi, Oscuro giace immobile in vicinanza
di un
fosso. Tuttavia, se il corpo è inerte, la mente
è attiva).
Oscuro: "Sullo spirare del 1922, nella Valle dei Re presso l'antica Tebe,
Lord Carnarvon
e l'archeologo Howard Carter osarono penetrare nella tomba, sin lì
inviolata, del faraone Tut-enkh-Amen del quale si sapeva che era deceduto
adolescente, dopo una decina d'anni di regno. Da allora giornalisti e
scrittori si sono sbizzarriti su due argomenti. Il primo verte sulla
maledizione che colpirebbe i profanatori dei sepolcri. Nella specie non si è
pervenuti a conclusione alcuna in quanto, se Carnarvon è morto poco dopo il
ritrovamento, il direttore dei lavori
Carter è rimasto indenne e, anzi, sulla scoperta ha pubblicato un libro.
L'altra discussione riguarda i nomi dei genitori di Tutenkhamen. Poiché,
stante l'eccessivo divario d'età, suo padre non può essere l'anziano Amenofi
III, da chi altri, ci si chiede, provengono le somiglianze genetiche
riscontrate tra la mummia del faraone fanciullo e quelle di altri
appartenenti alla famiglia reale?
Anche la seconda controversia è rimasta insoluta e tale, credo, rimarrà
salvo che non vengano prospettate nuove e convincenti ipotesi.
Ed
è ciò che si spera di fare in quest'atto e nel successivo. In cui, mentre il
tema della maledizione verrà a pena sfiorato, l'altro, quello dei genitori
di Tut-enkh-Amen, sarà esaminato a fondo.
Ciò avanzando una teoria che collega la soluzione a scavi ultimamente
compiuti da una missione francese a Saqqarah.
E
non soltanto saranno indicati padre e madre di Tut-enkh-Amen ma anche
forniti particolari, finora sconosciuti, sulla cronologia e sul regno del
giovane re.
E'
tempo d'alzarsi: i raggi del sole cominciano a scottare. Vorrei proseguire
il cammino, sennonché mi fu imposto d'attendere qui il ritorno del
Faraone.
Dice il proverbio: 'I buoi sono lenti ma la terra è paziente.' Il che
significa che non bisogna aver premura, che occorre operare con calma, ogni
cosa a suo tempo.
Per
cui aspettiamo."
(Oscuro si siede)
SCENA SECONDA
- Le singolari nozze d'una principessa gitana -
(Sulla sponda destra del Nilo, nella sacra città d'Akh'Atòn, a mezzodì.
Ekhnatòn, Nefertiti e Aber riguardano la reggia o Castello di Aten, sito nel
centro urbano. Con loro la regina Teie, Grande Consorte reale d'Amenofi III
e madre di Ekhnatòn, una dama sulla sessantina dal cui volto traspare
ch'ella s'è abbeverata appieno al calice della vita. Sopraggiungeranno poi
la di lei nipote Enkhsanpaton e il giovane Tutenkhamen)
Nefertiti: "Oggi ricorderemo le mie vicissitudini. Io, che appartenevo alla
nobiltà asiatica, arrivai in Egitto poco più che bambina, allorché stavo
compiendo tredici anni. Il mio nome era Tadu-Khebat ma degli Egizi fui
chiamata Nefertiti: 'La Perfetta è giunta qua [dal Mitani]'."
Ekhnatòn: "Tadu-Khebat, figlia di Tushrata re degli hurriti-mitani e
promessa sposa di mio padre il faraone Amenofi III, viveva a Uasciugani.
Colà andò a prenderla dall'Egitto una carovana di cavalli, carri e qualche
cammello che portò i doni nuziali."
Aber: "Lasciando la famiglia Tadu-Khebat pianse copiosamente, in quanto
affezionatissima ai genitori e alle molte sorelle, con cui andava d'accordo.
Però era anche contenta di vedere l'Egitto."
Nefertiti: "Durante il ritorno il mio accompagnatore Eie non fu granché
simpatico. Stava molto sulle sue, ma questo atteggiamento era
comprensibile."
Ekhnatòn: "Eie, uomo d'animo superbo,
doveva scortare Tadu-Khebat, giovanissima e attraente fidanzata del suo re.
Egli non voleva esporsi ad accuse, possibili se si fosse permesso nei
confronti della fanciulla una pur minima libertà."
Aber: "Il matrimonio tra Tadu-Khebat ed Amenofi III era giustificato da
motivi politici.
Egizi e mitani (da noi chiamati 'Imetniu', al singolare: 'Imetna' e in
precedenza 'Higi-khesiat') erano stati in conflitto da quando questi ultimi,
nel XVIII secolo a.C., avevano occupato militarmente buona parte delle Due
Terre.
Cacciati dall'Egitto s'erano rifugiati nel Mitanifer ('il paese tra i fiumi
alla periferia della Mezzaluna fertile'). Come principessa mitana e figlia
di re, Tadu-Khebat rappresentava un pegno di pace tra le due nazioni. Veniva
a surrogare la zia Gilu-Khebat (moglie d'Amen-hotèph III deceduta da qualche
tempo) e a rinnovare l'amicizia.
Ancora non si poteva parlare d'alleanza, ché furono Nefertiti e soprattutto
Tutenkhamen a promuovere accordi tra i due Stati in funzione anti-ittita."
Nefertiti: "Nell’harem d'Amen-hotèph III ero io la più piccola delle mogli e
le altre m'avevano in simpatia. Le dame egizie avevano sorriso della mia
ingenuità sentendomi dire che all'attempato faraone volevo generare venti
figli. In verità dalle nozze tra me e Amenofi III nacque soltanto una
bambina. Io ero giovanissima e Amenofi vecchio. La bimba nacque gracile e
non sopravvisse."
Ekhnatòn: "E verso la metà del 1381, da poco giunta nella reggia di mio
padre, Tadu-Khebat incontrò Aber."
Aber: "Eravamo pressoché coetanei: la differenza d'età tra noi era minima.
Assai avvenente e vivace, Nefertiti veniva ritenuta l'incarnazione terrena
di Khepa, dea solare asiatica della fecondità e della distruzione, il cui
culto era stato introdotto da tempo in Egitto."
Nefertiti: "Aber era un ragazzino che non stava mai fermo, molto grazioso,
vispo e un po' sfacciatello. Già allora mi faceva la corte e mi abbracciava
stringendomi forte tra le sue braccia. A sedici anni Aber uscì da palazzo:
inviato alla scuola di guerra divenne un grande soldato. Dimesso
dall'accademia militare, fu promosso ufficiale della guardia e in quell'incarico
diede buone prove. Nel frattempo mio marito il Faraone Amenofi III era morto
e il suo giovane figlio ereditò il regno col nome d'Amenofi IV."
Ekhnatòn: "Amenofi III fu mio padre. Mia madre Teie non era nobile. Ascesi
al trono nel marzo del 1377: avevo dodici anni. Non vi fu correggenza tra
Amenofi III e me; io ero troppo giovane."
Aber: "Con la scomparsa d'Amenofi III
venivano sul tappeto delicati problemi di politica interna ed
internazionale. Quale neofaraone Amenofi IV doveva sposarsi. Ma con chi?
Candidata naturale era la sorellastra Mutnegiement (figlia di Amenofi III e
della sua seconda grande consorte Setamen).
Noi
egizi sapevamo che matrimoni tra parenti stretti potevano originare bimbi
portatori di handicap. Tali sponsali erano però consueti nelle alte casate,
sia per non mescolare il sangue, sia per mantenere le ricchezze nell'ambito
della famiglia d'origine. A quel tempo l'eliminazione di figli deformi o
malsani non era giudicata cosa grave.
Tuttavia all'ovvio matrimonio ostavano due fattori: il primo, la
giovanissima età della sorella che neppure aveva tre anni; il secondo
l'atteggiamento che avrebbe assunto, sul confine siriano, Tushrata padre di
Nefertiti e re degli Higi-khisout."
Teie: "Quando Amenofi III morì, a causa di un ascesso dentario, lasciò
vedova, tra le altre Tadu-Khebat, allora diciassettenne, figlia del re di
Mitani. Amenofi III l'aveva sposata da poco per mantenere buoni rapporti con
quel bellicoso regno. Tadu-Khebat era bellissima e molto perspicace.
Rinviarla al padre o seppellirla in un harem per vedove ci avrebbe tirato
addosso ad una guerra.
Consigliai a mio figlio, che aveva assunto il nome di Amenofi IV, di unirsi
in matrimonio con la matrigna.
Per
le insistenze di Tushrata che voleva molto bene a sua figlia, ella fu
nominata Grande Consorte regale, perciò i figli di lei e d'Amenofi IV
avrebbe avuto diritto al trono.
Le nozze furono celebrate prima dell'inondazione, nel giugno del 1377.
Con
quest'accorto matrimonio proseguii l'atteggiamento prudente e diplomatico
già mantenuto da mio marito nei confronti degli Stati vicini, e che serviva
a potenziare i commerci e la prosperità generale. Inoltre guadagnai tempo
alle frontiere settentrionali in modo che io e mio figlio avessimo mano
libera per affrontare l'essenziale problema dell'Egitto: l'eccessiva potenza
dei sacerdoti di Ammone il dio 'nascosto'
."
Ekhnatòn: "Per me non fu un matrimonio di convenienza, ma d'amore.
Tadu-Khebat mi piaceva moltissimo.
Sposandola ebbi in sorte il miglior regalo che toccare possa a un marito:
una moglie buona, bella, brava, intelligente, dotata di tutte le qualità
spirituali."
Teie: "Dagli sponsali non vennero solo
rose e fiori. I figli di Amenofi III e Setamen (che erano Smenkhkare e
Mutnegiement) avevano pure diritto al trono. Il rancore che si determinò tra
quel ramo della famiglia e i discendenti di Nefertiti (dissapore
scaltramente utilizzato a proprio vantaggio dal generale Hor-em-heb) avrebbe
portato all'affossamento della XVIII Dinastia e al subingresso della XIX (i
Ramsetìdi)."
Aber: "Amenofi III era mancato nei primi mesi del 1377. Il favore del nuovo
Faraone (Amenofi IV, il futuro Ekhnatòn), scese abbastanza presto su di me."
Nefertiti: "In un periodo piuttosto rapido Aber fu nominato comandante della
prima divisione della guardia e indi generale in capo. Guidava lui le
spedizioni purché non vi partecipasse il Faraone in persona."
Ekhnatòn: "Aber era un uomo comune e in lui s'avvertiva la plebe. Era
deplorevole a volte il suo modo di esprimersi. Nonostante l'intenso
desiderio d'apprendere non mostrava particolare intelligenza, tuttavia tale
dote non era indispensabile per un militare.
Molto più importante era la lealtà, e Aber si mostrava fidato e privo
d'ambizione personale. Soprattutto non aveva spirito indipendente. Aveva
sempre bisogno di una persona cui essere fedele, alla quale aggrapparsi.
A
volte amavo raffrontarlo al tralcio che realizza frutto solo restando nel
ceppo (il Faraone), tralcio che per svilupparsi abbisogna di un legno che lo
sostenga."
Aber: "A me non sarebbe mai saltato in testa (come accadde a Hor-em-heb)
d'appoggiarmi all'esercito per impadronirmi del trono."
Nefertiti: "Ad Aber non mancavano altri difetti. Così nonostante i
sentimenti, come l'amore, fossero profondamente radicati nel suo animo, non
sapeva esprimerli."
Teie: "A che pro parlar d'amore alle egiziane? Se plebee era superfluo, se
nobile pericoloso."
Aber: "Sì, meglio che si dichiarassero loro."
Nefertiti: "Certo: in tal modo il tuo orgoglio maschile non rischiava
umiliazioni. Prima che ci conoscessimo la tua maniera di corteggiare le
femmine (del tutto priva di iniziative e consistenti in lunghe occhiate
imploranti) era molto svenevole e mancante di quella sicurezza e cortesia
(non sicumera) che è la prima qualità richiesta da una donna nel suo
spasimante. E' per questo che, nonostante tu fossi un bel ragazzo, colle
dame avevi poco successo. Molto più a tuo agio ti mostravi sul campo di
battaglia, dove sapevi impartire ordini ben ponderati e adatti alla
situazione."
Nefertiti: "Sì. Se tu fossi stato un uomo sicuro di sé ti avrei seguito ma,
poiché eri irresoluto, capii subito che, nonostante tu sembrassi tanto
forte, avrei dovuto guidarti io. Tu
fisicamente robustissimo non sapevi usufruire della tua energia interiore, e
a causa di ciò tendevi ad utilizzare quella degli altri a cui t'appoggiavi.
Inoltre il tuo carattere combattivo ti spingeva a prendere i problemi
di petto, e questo difetto di forma induceva i tuoi interlocutori, anche se
avevi ragione, a non prestarti più ascolto."
(S'avvicinano la principessa Enkhsanpaton e Tutenkhamen il quale sussurra
poche parole ad Ekhnatòn. Questi, dopo l'interruzione, segue nel dialogo)
Ekhnatòn: "Nefertiti e Aber barricatevi
contro le cattiverie umane, siate molto uniti e vogliatevi sempre bene. Il
Dio Sole ha scelto te, Nefertiti, per far conoscere il nostro grande passato
e Aber ti coadiuverà. E' un compito degno di voi, di quello che avete
svolto nell'antichità. Non temere, Aber, io e Nefertiti ti saremo vicini e
quella vita eterna che t'è finora sfuggita sarà la tua ricompensa.
(volgendosi a Tutenkhamen)
Andiamo a conoscere le notizie che giungono dal mondo dei vivi. Madre
mia, accompagnami."
(exeunt Ekhnatòn, Teie e Tutenkhamen)
SCENA SECONDA
- Le singolari nozze d'una principessa gitana -
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SCENA TERZA
- Il Cantico dei Cantici -
... .... ...
SCENA QUARTA
- Inno a Jahveh -
... .... ...
SCENA QUINTA
- La sepoltura d'un visir -
... .... ...
SCENA SESTA
- Una campagna in Siria -
... .... ...
SCENA SETTIMA
- Designazione e breve regno d'un Faraone -
... .... ...
SCENA OTTAVA
- Un consiglio di famiglia -
... .... ...

Non vi è accordo sul nome antico degli invasori dell'Egitto. Io stesso
ne prospetto tre possibili versioni ("mai una volta che tu afferri una
data o un nome", Ekhnaton).
W.C.Hayes (in 'Storia del mondo antico - Cambridge University Press',
vol. II, Il Saggiatore, Milano, 1976, pag. 59), li chiama invece: 'Hiqau-khoswuet',
mentre Manetone (sacerdote egizio, autore nel III secolo a.C. di una
storia in greco dell'Egitto faraonico) dà loro l'appellativo di 'Hyksos'
(che è il meno vicino alla realtà).
Sostengono la co-reggenza tra Amenofi III e Amenofi IV, F.Cimmino, in 'Tutankhamon
- la fine di una dinastia', Rusconi ed., Milano, 1993, pag. 37, N.
Brisson - B. Ouellet, 'Le guide spirituel de l'Egypte - Voyage coer du
sacré', Editions du Roche, Jean- Paul Bertrand Editeur, 1995, pag. 50, e
altri.
Sulle attribuzioni della Grande Consorte reale vedi atto quarto, scena
seconda.
Dal discorso traspare una circostanza ignota ai moderni: che alla
politica estera egizia non accudiva tanto il Faraone Amenofi III quanto
la sua Grande Consorte Teie - figlia di Iùia - donna dal fortissimo
temperamento. Tale prassi continuò indubbiamente nei primi anni del
regno di Amenofi IV.
Anticipa Giovanni, 'Vangelo' 15,4: "Come il tralcio non può dar frutto
da solo, se non rimanendo unito alle vite, neppure voi potete dar
frutto, se non rimanete uniti a me."
La solitudine era probabilmente un detto proverbiale in tutto il Vicino
Oriente.
. . . QUI TERMINA L'ESTRATTO DI QUESTO ATTO.
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