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Il figlio
della Trinità e i suoi successori

(ESTRATTO)
Nefertiti: "Mi trovo vicino a Tebe, nella Valle dei Re, in una tomba. Sono
leggera come una piuma, cammino ma non tocco il pavimento. A me dinnanzi
vedo la mummia di Tutenkhamen in un letto tutto d'oro. Fui io a porlo sul
trono. Era bello e giovanissimo, ma molto intelligente per la sua età.
Aveva le sue idee ed era molto amato e stimato dal popolo. Era morto, forse
della malattia che adesso si chiama leucemia. La gente pensava che fosse
morto d'inedia.
Lo
guardo. L'occhio dalla forma lunga, i lineamenti belli e delicati, un bel
ragazzo, giovane.
Provo grande affetto per Tutenkhamen, molta tenerezza, forse per la sua
gioventù. Lo accarezzo: la sua pelle è liscia come cera.
Di
fianco a Tutenkhamen vedo tanti vasi chiusi, che devono essere d'oro e
d'alabastro. Sono pieni, ma non ricordo cosa contengono
.
L'ambiente è tutto pulito e ordinato. Spolvero le sue cose; ne ha tante:
bauli decorati, sedili, poltrone e posate. Questa tomba è anche più bella
dell'altra [forse quella di Kha e Miri '].
E'
meravigliosa."
SCENA PRIMA
- Divergenze di palazzo -
(Mentre Oscuro, sempre più insofferente dell'attesa, s'aggira nei pressi del
canale, gli s'approssimano talune ombre).
Oscuro: "Altri due fantasmi. Il primo ha l'aspetto del faraone Tutenkhamen:
mostra circa diciotto anni e i suoi lineamenti sono pervasi di stanchezza.
Dietro di lui cammina la sua anima dannata, il sacerdote dell'Aten e poi
Faraone Eie, sui sessanta. Li accompagna una mano di popolo. Da ultimo, la
regina Nefertiti ed Enkhsanpatòn, moglie sia di Tutenkhamen che di Eie. "
Tutenkhamen: "Nella mia breve vita non fui mai felice.
Avendo abbandonato mia madre nel marzo del 1353 a dodici anni
compiuti, dovetti lottare da solo contro infinite preoccupazioni e tremende responsabilità. Fin allora era stata la mamma il mio
sostegno.
Allorché, disattendendo i suoi desideri, la lasciai, le dissi: 'Qualunque
siano le apparenze non pensare mai, madre mia, che io volontariamente possa
fare una cosa sbagliata. Non reco danno neanche a chi non salda i suoi
debiti verso di me. Se una persona mi fa del male io la ignoro, finché
costei non capisce d'aver sbagliato. Sono convinto che in tal modo gli
uomini possano tornare sulla retta via. Se rendi loro pane per focaccia, se
ti vendichi, non si ravvedono più’."
Ella rispose: 'Oh Tutenkhamen, le tue care parole mi riempiono di
commozione. Il mio affetto per te è grande. Mai dimenticherò il mio bambino
bruno, ricciuto, sempre sorridente e felice. Quanta gioia, tu da bimbo, hai
dato a tutti noi. Pochi figli hanno ricevuto l'affetto che hai avuto tu '.
'Lo
so, mamma' feci.
E
lei: 'Ricordatelo allora nei momenti difficili della tua vita. Momenti
difficili ce ne sono tanti. Sovvenirti dell'affetto ricevuto, ti darà
forza.'
Così le portavo tanto amore, eppure non potei mai agire come ella chiedeva.
La
mia situazione politicamente era difficile, ed enormi le pressioni che io,
ancora tanto giovane, subivo.
Tutti a corte sapevano che non ero figlio legittimo, anche se Ekhnatòn
m'aveva accettato come suo.
Amenofi IV riponeva in me molte speranze. Fu lui che, facendomi sposare la
sua ultimogenita Enkhsanpatòn, mi abilitò ad aspirare al trono. Una volta,
avevo circa otto anni, Ekhnatòn volle che l'accompagnassi in un viaggio in
battello sul Nilo. Correva l'anno 1358 a.C.
Cogliendo l'occasione cercai di parlargli, di fargli
capire che doveva cambiare sistema di governo in quanto gli eventi stavano
precipitando, ma mi accorsi subito che,
troppo preso nei suoi proponimenti, non m'avrebbe prestato
orecchio e così tacqui.
Poco dopo Ekhnatòn venne assassinato. Qualche anno appresso assunsi il
potere. Contro il parere di mia madre, trasferii la capitale dell'Impero da
Akh'Atòn a Tebe e rimisi in auge il culto del dio Ammone, cambiando il mio
nome da Tut-enkh-Atòn (così mi chiamavo prima) in Tut-enkh-Amen.
Amai sempre l'acqua e il mare. Approfittando di un periodo di tranquillità
politica riorganizzai la flotta sia fluviale che da mare, trascurata dai
miei predecessori. Occorreva una tregua per costruire la flotta: il legno
necessario proveniva dal Libano, Paese, in caso di conflitto, proprio al
centro delle ostilità. Le basi della flotta erano nel Basso Egitto, là dove
essa veniva approntata.
Le
barche erano allestite presso i luoghi d'impiego, molte con fibre di papiro
in modo che fossero resistenti, leggere e veloci. Questi lavori di
precisione venivano eseguiti da persone di competenza tecnica del ramo. Fin
da quando ero principe, amavo assistere ai vari.
Per
mio comando vennero predisposte, nei cantieri, anche vere navi. Queste
grandi barche venivano costruite in legno, e navigavano sul Nilo e sul mare.
Le mie imbarcazioni procedevano sia a remi che a forza di vele. Con queste
navi mi recavo nei paesi vicini per contrarre rapporti di amicizia e i paesi
vicini fornivano materie prime. Ritornavo sempre con moltissimi regali: ero
assai stimato e piacevo molto perché ero un bel giovane.
Nel
1353 a.C. vinsi una battaglia navale in cui, come Faraone, fui il primo a
combattere.
Così possedevo una bella flotta: senza una armata navale consistente, Siria
e Palestina non potevano essere tenute.
Il
mio temperamento era affabile e buono e il popolo mi amava e mi onorava. Ma
quello che più mi aiutò nel regnare fu la mia grande elasticità mentale.
Contrariamente a ciò che si verifica in molti che san pensare ma faticano ad
agire, in me non vi era discrepanza alcuna tra pensiero ed azione, tra la
mia decisione e la sua pronta esecuzione.
In
più, attesa la mia felice intuizione, ciò che ordinavo era generalmente atto
alle circostanze.
Certo ero giovane. Avevo bisogno di sentire l'apprezzamento degli altri. Mi
sconcertavo se talora avvertivo una non grande considerazione a causa della
mia poca età. Allora, pur cercando di reagire, tendevo a perdere la fiducia
in me stesso.
A
diciotto anni quando stavo per ultimare il mio decimo anno di regno, morii.
Non ebbi il tempo di sentirmi spensierato. Il peso del potere grava
pesantemente sulle spalle di un ragazzo.
Non
fui mai fanciullo: fui vecchio fin dalla nascita. Inoltre, non essendo
ritenuto legittimo, quanti complotti vennero intentati per detronizzarmi!"
Eie:
"Mai conobbi taluno pervicace quanto Tutenkhamen. Allorché si ritiene nel
giusto non c'è verso di fargli cambiare idea. Per confonderlo l'unica è
fargli pesare la sua età, fargli sentire che - anche se Faraone - resta pur
sempre un ragazzino. Allora riesco a farlo diventare incerto e posso indurlo
a commettere degli sbagli. E' vero che col suo intuito s'accorge subito
d'aver errato e cerca di porvi rimedio, però io perseguo ugualmente il mio
scopo che è quello di levargli la fiducia in sé stesso in modo da dominarlo
e da rendermi indispensabile convincendolo della sua inferiorità.
A
un certo momento, però, mi accorsi che con quella tattica non avevo avuto
successo e non riuscivo a far fare a Tutenkhamen quel che volevo. Dovetti
quindi mutare atteggiamento.
Ho
sempre fatto di tutto, seppure non apertamente, per ostacolare i progetti di
Tutenkhamen. Però ne ero giustificato.
Più
che a lui, il trono egiziano spettava legittimamente alla casa di Iùia, con
cui mi ero imparentato, mentre Tut-enkh-Amen in sostanza era un intruso.
Così fin da quando egli prese il potere io lo contrastai, seppure non
apertamente. Feci anzi vista d'essergli amico. Volevo che mi rivelasse il
segreto esoterico. Non appena a conoscenza del suo nome segreto sarebbe
stato pari a me, cioè nelle mie mani. In tal guisa gli avrei insegnato che,
per chi voglia restare re, l'essenziale è scegliere bene le persone in cui
riporre fiducia."
Popolo d'Akh'Aton: "Tutenkhamen, sebbene giovanissimo, fu
un faraone intelligente, buono, potente.
Aveva aspetto nobile, non di un giovane malaticcio, anzi appariva molto
dinamico, pieno di idee nuove. Era sportivo, amava la pesca, possedeva una
barca che lui asseriva fosse divina, andava a caccia, teneva con sé una
pantera addomesticata. Per lui il Nilo era sacro e lo vedeva brillare,
vedeva il sole nel Nilo.
Era
un ottimo guerriero, amava ingrandire il suo regno con nuove terre.
Conquistava così nuovi popoli: alcuni in Siria altri nel Sudan, che
dovevano, pagare le tasse al Faraone.
E' stato bravo, perché pur essendo giovane riuscì a istituire tante leggi
buone e sagge. Tutenkhamen, che aveva poteri spirituali tali da renderlo
magico, aiutò molto il suo popolo. Se fosse vissuto avrebbe fatto
risplendere d'infinita gloria il suo impero. Ma il sacerdote Eie - la cui
anima era piena di malvagia gelosia e che temeva gli sfuggisse il trono cui
agognava da molti anni - aveva tanto odio contro il clero di Ammone e riuscì
a strappargli il segreto esoterico. Fu probabilmente lui a provocare la
morte di Tutenkamen, anche se allora nessuno se ne accorse. Neppure
Nefertiti potè far nulla. Ella regnava ad Akh'Atòn: Tutenkhamen morì lontano
da lei, a Menfi."
Nefertiti: "Il tramonto illumina una strana catena di monti che (poi
m'accorgo) sono muri di sabbia sospinti con violenza da un fortissimo vento.
Di colpo m'appare un uomo. Mi spiega che è un messaggero [forse a cavallo?]
e che, non potendo mai fermarsi, quando cade sfinito si attacca ai piedi una
lunga miccia che bruciando fa esplodere una fortissima carica, provocando un
grande boato. Questo suono lo sveglia di soprassalto e quindi riprende
subito il suo cammino. Il messaggero mi annuncia la morte di Tutenkhamen e
mi informa che per l'imbalsamatura l'avrebbero trasportato attraverso il
Nilo sulla barca funebre per portarlo nella sua piramide [cioè tomba]."
(Se ne vanno Tutenkhamen, Eie, Nefertiti e il popolo. Resta Enkhsanpaton)
Enkhsanpaton:
"La discordanza di vedute tra Ekhnatòn e Tutenkhamen riguardava anche la
politica estera. Già nel 1360 Sciubiluliùma, re degli Ittiti, aveva
dichiarato guerra al regno di Mitani e Tushrata (padre di Nefertiti)
faticava a difendersi.
Era
chiaro che, vinti i mitani, la strapotenza degli ittiti si sarebbe abbattuta
sui possedimenti egiziani in Siria.
Nel
1358 Tutenkhamen avrebbe voluto intervenire a favore dei hurriti, ma il
pacifista Ekhnatòn non si sarebbe mai lasciato persuadére. Allora
Tutenkhamen agì con l'acutezza politica che aveva ereditato dalla madre.
Poiché il viaggio sul fiume mirava ad ispezionare le basi della flotta
nilotica nel Delta, Tutenkhamen strappò ad Ekhnatòn l'autorizzazione ad
allestire nuove navi. Così, quando pochi anni appresso scoppiò la guerra con
gli Ittiti (1360), la flotta egiziana era pronta. Con quelle navi
Tutenkhamen avrebbe risparmiato all'Egitto un'invasione ittita."
(va via anche Enkhsanpaton)
SCENA SECONDA
- Le prerogative d'una Grande Consorte reale -
(A Oscuro appare il fantasma della regina Ahmose-Nefertari, vissuta nel
XVI Secolo a.C.)
Oscuro: "Chi sei, o donna dall'aspetto regale, che indossi un abito lungo,
leggero, aderente? In testa porti una spilla in argento a forma di fagiano,
i tuoi capelli sono lisci ,lunghi e neri. Il tuo profilo è simile a quello
della regina Nefertiti, per quanto la tua corporatura sia forse un poco
più robusta."
Ahmose-Nefertari:"Io sono Ahmose-Nefertari ('Bella tra le belle è Ahmose',
dagli Egizi chiamata Nefarti), moglie di Ahmose il Grande. Con la mia
antenata Tetìscerit fui la capostipite della XVIII Dinastia. Nacqui nel 1585
a.C. Tenni il potere fino al 1533, quando abdicai per lasciar regnare da
solo mio figlio [Amenofi I]. Con l'aiuto del dio Ammone liberai l'Egitto
dagli invasori hyksos e fui riconosciuta una dea che chiunque adorava.
Conobbi le cose giuste e le sbagliate, e nessuno poté sottomettermi."
Oscuro: "Che desideri da me ?"
Ahmose-Nefertari: "Tu vuoi appurare le prerogative di una Grande Consorte
reale quale io fui, non è vero?"
Oscuro: "Sì."
Ahmose-Nefertari: "Affinché tu possa comprenderle, ti narrerò un fatto che
mi riguarda.
Dopo la mia separazione da Ahmose il Grande (metà del 1542 a.C.), mi si
presenta Osea sconcertato, deluso, dolente. Egli era il consigliere del
Faraone.
Chiede di essere accolto da me e dice: 'Se io non so star umile, scacciami,
perché davanti a te, grande e veggente dea, vorrebbe dire che i miei occhi
non vedono e che le mie orecchie non sentono, giacché tu sei la più saggia e
io debbo seguirti; che la mia bocca non abbia fiato per dire cose stolte o
ingiuste.'
Allora io tendo il mio braccio sinistro e posando la mano sulla testa di
Osea rispondo: 'Amiamoci tutti o saremo disfatti da forze soprannaturali;
l'orgoglio degli ignoranti potrebbe generare violenza.
Ricordati: non avrò verso di te né pietà, né compassione e ti terrò
responsabile del male che potrà fare il popolo mal seguito. Io sola ti darò
ordini precisi'
."
Oscuro: "Ma nei confronti di tuo marito Ahmose il Grande, come ti
comportavi? Eravate divenuti nemici?"
Ahmose-Nefertari: "Mai avremmo fatto la guerra l'uno contro l'altra. Perciò
anche se separati ci mostravamo concordi verso gli estranei. Nessuno doveva
pensare che - a seguito della nostra disunione - l'Egitto si fosse
indebolito."
(Scompare Ahmose-Nefertari e in sua vece arrivano
Ekhnatòn, Nefertiti, Teie e Aber)
Aber: "Oscuro, nel corso della XVIII Dinastia si verificò l'avvento di
Regine dotate d'ottime capacità di comando."
Teie: "Tra costoro Ahmose-Nefertari, fondatrice della Dinastia (che hai
incontrato or ora), Ha'scepsù, una donna che rese grande l'Egitto, io stessa
Teie e Nefertiti mia nuora."
Nefertiti: "E siccome eravamo Grandi Consorti
reali (in definitiva le prime tra le moglie del Faraone e le trasmettitrici
della regalità), tale circostanza portò ad una rivalutazione del significato
mistico del nostro ruolo.
La Grande Consorte reale, spesso
divinizzata in vita, viene associata alla potestà
del dio che è anche re (il
Faraone).
L'equiparazione cultuale (tra Faraone e Grande Consorte reale) affermatasi
nel campo della religione, si riverberò in quello più squisitamente
politico. Ciò perché in Egitto la religione era tutto."
Oscuro: "In concreto quali furono le conseguenze?"
Nefertiti: "Che la Grande Consorte reale acquisì un autonomo diritto a
regnare.
Tale potestà fu rivendicata da Ahmose-Nefertari alla metà del 1542 a.C.
Io,
invece, me la presi nel marzo del 1365, dopo che, celebrate le feste pel
compimento del XII anno di regno di Ekhnatòn e giunta notizia della morte
della regina madre Teie, mi allontanai dalla residenza reale in cui vivevo
con Ekhnatòn e mi trasferii, seguita da Aber e altri cortigiani
(rappresentanti buona parte della burocrazia e dell'esercito) nel Palazzo di
Settentrione che il mio popolo aveva approntato per me."
Oscuro: "E nel Palazzo di Settentrione come ti trovasti ?"
Nefertiti: "Ero felice perché là regnavo. Il mio carattere era dinamico e a
dare ordini ero brava. Capivo i miei sudditi ed essi capivano me, però non
mi piacevano i compiti di rappresentanza. La mia vita consisteva nel
comandare, amare, ricevere cure per la mia persona quali massaggi e bagni
profumati. In più mi preparavano le creme."
Oscuro: "In conclusione, nella seconda parte del regno di Ahmose il Grande,
l'Egitto fu governato da una diarchia costituita dal quel Faraone e dalla
sua Grande Consorte Ahmose-Nefertari. Lo stesso avvenne all'epoca di
Ekhanatòn e Nefertiti. Ciò posto, come tale situazione influenzò il
comportamento dei successivi re ?"
Teie: "D'aver abbandonato il marito, Nefertiti avvertì sempre rimorso. E
poiché gli sbagli materni ricadono sulle figlie, alla tua interrogazione
risponderà Enkhsanpatòn."
(S'accostano la regina Enkhsanpaton e il faraone Eie)
SCENA TERZA
- Un arrivista -
(Lo stesso luogo e gli identici personaggi della scena precedente).
Eie:
" 'Io sono veramente giusto, lungi da me la malvagità ' e la doppiezza.
Quando, sotto Ekhnatòn, ero sacerdote dell'Aten 'la mia parola diede valore
alla dottrina del re'
.
Originario di una famiglia del Basso Egitto mi rivelai abilissimo
amministratore e sottile teologo.
Avendo sposato Tuia figlia del potentissimo visir Iùia e sorella di Teie,
madre d'Ekhnatòn, mi si spalancò davanti una prestigiosa carriera. Essa
culminò, dopo le morti subitanee di Tutenkhamen e Aber, nella mia elevazione
al trono.
Tutenkhamen era magro, pallido, forse anemico e veramente non stava bene.
Doveva morire, anche se i cortigiani non lo sapevano.
La
voce pubblica accusò della sua morte me, suo zio, affermando che ero persona
non sempre corretta e che ne avrei ricavato vantaggio.
Però io di quel decesso non so nulla.
Rammento che, per smentire le false voci secondo cui Tutenkhamen sarebbe
stato una donna (era abbastanza elevato di statura ma aveva lineamenti
delicati il nostro re), egli venne mummificato col pene rivolto verso
l'alto."
Oscuro: "La mummia di Tutenkhamen ha un buco in testa: qualcuno l'avrà
colpito. In un libro d'oggidì ho letto che a finirlo sarebbe stata la moglie
Enkhsanpatòn usando una mazza".
(Viene innanzi Ekhnatòn. Indossa un pettorale d'oro tempestato di pietre
preziose: in capo reca la consueta grossa gemma che luccica come un piccolo
sole)
Ekhnatòn: "Io, Amenofi, dichiaro che non fu la giovane moglie ad uccidere
Tutenkhamen. La mia cara figliola l'amava profondamente: da lui aveva avuto
tanti bambini che però nascevano morti.
Per
cui, dopo il trapasso del marito, preferì entrare nel harèm di un vecchio
faraone ritirandosi dal mondo."
Oscuro (a Enkhsanpatòn): "Mia regina, come si svolse il
corteggiamento tra te ed Eie?".
Enkhsanpaton: "Vedo un uomo abbastanza alto e vecchiotto in fondo ad
un'ampia stanza. Egli mi offre le mani cariche di gioielli e mi si avvicina.
Io mi allontano da lui come scappando; ma Eie ritorna presso di me
insistendo nel porgermi i suoi doni. Poi ambedue siamo spariti in un vuoto
nero."
Oscuro: "Che avvenne dopo il vostro sposalizio ?"
Enkhsanpaton: "La divergenza tra Ekhnatòn e Nefertiti influenzò la condotta
del mio terzo marito, il faraone Eie che io avevo sposato controvoglia.
Costui, prima delle nozze, aveva garantito a me e a mia madre di
riconoscermi sua Grande Consorte.
Dopo il matrimonio, però, rifiutò di mantenere la promessa né, per farlo
recedere, servì il tremendo rimbrotto che gli mosse Nefertiti."
Oscuro: "Come si svolse la diatriba tra Eie e Nefertiti ?"
Nefertiti: "Mi trovo in una grande stanza, i muri sono decorati con pitture
e bassorilievi colorati. Anche il mio nome sta scritto sui muri ed è
circondato da una sagoma ovale. I dipinti hanno come soggetto fiori, piante,
animali, scene di caccia e pesca. Nel centro della sala sta un grande tavolo
che pare di marmo. Il piano del tavolo è sorretto da colonne dove sono
scolpiti fiori ed animali. Delle fanciulle portano grandi piatti, mi sembra
contengano pesci, volatili e frutti. Io sto seduta, tengo una mano poggiata
sul ginocchio sinistro e nella mano destra reggo un bastone che ha in cima
una testa di ariete. In piedi davanti a me c'é Eie, un uomo di statura e
corporatura media; io mi rivolgo a lui con tono di voce duro e deciso, non
ricordo le parole ... Ricordo però che col bastone che tenevo in mano
indicavo a quell'uomo la porta. Egli chinò il capo e uscì."
Eie:
"Quanto la sposai, Enkhsanpatòn (o Enkhsanamen come allora veniva chiamata),
aveva ventitre anni e io circa sessanta.
Godeva perciò di tutte le probabilità di sopravvivermi.
Se
alla mia morte, come Grande Consorte reale, ella avesse fatto valere i suoi
diritti al trono, il di lei quarto marito sarebbe diventato Faraone. Ciò
avrebbe costituito un rischio per Mennakht, figlio mio e di Tuia ed erede da
me designato, e l'Egitto si sarebbe trovano coinvolto in una guerra civile."
Aber: "Enkhsanpatòn era una fanciulla leale e la diffidenza del suo terzo
marito la deluse nel cuore."
Enkhsanpaton: "Sì, sentii che non ero capita, e rinunziando alle prerogative
regali che pur mi spettavano, mi lasciai rinchiudere senza proteste nel suo
gineceo. Eie, poco avveduto, non si era accorto che i pericoli per il suo
erede non sarebbero venuti da me, bensì da tutt'altra provenienza."
Oscuro: "Miei Faraoni, che opinione avete degli archeologi ?"
Ekhnatòn: "Scavano e scavano ma, a distanza di migliaia d'anni, è difficile
arrivare a comprendere la verità. Cercano di ricomporla; in realtà la loro
ricostruzione non è il vero, ma solo ciò che essi pensano sia. Per di più
qualcuno è anche presuntuoso. L'appunto vale pure per te, Oscuro. L'Egitto
non era così complicato: era più semplice di quanto tu lo scorgi. E poi
troppo spesso cadi nell'autocompiacimento e nella eccessiva sicurezza di
te."
Oscuro (che non ha recepito il monito di Ekhnatòn): "E che pensate dei
turisti?"
Teie: "Vengono a vedere i nostri monumenti privi di fede e - per la maggior
parte - di qualsiasi desiderio d'apprendere. Sono spinti dalla vanagloria di
poter dire: 'In Egitto ci sono stato anch'io' e trattano i reperti senza
l'adeguato rispetto.
Ma
ora si vada: Tuthmose attende."
(le anime dei morti volano via)
Oscuro: "Questi discorsi presentano un qualche interesse; tuttavia sono
chiacchiere, banalità, personalismi rispetto all'essenziale problema: come e
perché il faraone Ekhnatòn, in un paese tradizionalista come l'Egitto,
abbandonò il politeismo teriomorfo professato dai suoi predecessori e
abbracciò una nuova fede, quella dell'unicità del Dio, che precorre di
secoli e millenni le grandi religioni monoteistiche d'oggigiorno?
Un
altro punto importante non è stato affrontato: le divergenze religiose tra
Ekhnatòn e la Bella. L'antipatia tra Eie e Nefertiti (già notata dal
Vandenberg) fu causata dalla circostanza che Eie sacerdote dell'Aten impostò
una riforma religiosa che la Bella non poteva condividere 'in toto'.
Ma
dove ebbe origine tale discrepanza di idee? La spiegazione più persuasiva si
trova in un recentissimo libro dello studioso italiano R. Rompani,
per il quale l'eresia di Tell el-Amarna va 'ricostruita dialetticamente ...
come un culto sincretistico contrapponente elementi vetero-egizi (sostenuti
dal faraone egiziano Ekhnatòn) con altri induistici (di cui è portatrice la
sua Grande Consorte, la regina indo-aria Nefertiti)'.
Per
conoscere se tale affermazione sia vera dovrei attendere, ma impazienza e
curiosità mi divorano.
Arrivare al Castello di Aten comporta traghettare il Nilo. Al fiume, e
subito !"
(Oscuro, rompendo gli indugi, riprende la marcia verso levante)
SCENA QUARTA
- Tuthmose il fratello minore -
... .... ...
SCENA QUINTA
- L'oro dei re micenei e il dr. Karl Marx -
... .... ...
SCENA SESTA
- Inizia la cronistoria d'un colpo di Stato -
... .... ...
SCENA SETTIMA
- La battaglia di Nay-ta-hut -
... .... ...
-APPENDICE A-
LISTE REGALI DELLA TARDA XVIII DINASTIA
... .... ...

"Contro la consueta ideologia reale per la quale il Faraone si limita a
guerre difensive - miranti alla restaurazione della Maat, ossia del bene
e del l'ordine - si dichiara che Tutenkhamen condusse guerre offensive
nel quadro dell' "ampliamento di ciò che esiste". Cfr. sul punto
E.Hrnung, 'Il re', in 'L'uomo egiziano' a cura di Sergio Donadoni',
trad. di M.S. Croce, Laterza ed., Roma-Bari, 1990, pagg. 321-322.
Dall'episodio arguisco che intorno al 1540 a.C. si verificano in Egitto
(forse a causa di una carestia) sommosse popolari. Poiché Ahmose il
Grande non riesce a porvi rimedio, Osea (suo ministro) chiede aiuto ad
Ahmose - Nefertari (moglie separata del re). Ahmose-Nefertari promette
d'intervenire: esige però piena libertà d'azione e obbedienza assoluta.
Vedi N. Brisson - B. Ouellet, 'Le guide spirituel de l'Egypte ...', cit.',
pag. 121.
Cfr.F. Cimmino, 'Akhenaton e Nefertiti', cit., pag. 328: "E' molto
probabile che proprio dopo i festeggiamenti del 12° anno sia avvenuta la
separazione della coppia reale ... Sappiamo che Nefertiti abbandonò la
residenza e si trasferì nel Palazzo Nord alla periferia settentrionale
di Akhet-Aton ...".
Mentre secondo Eie Tutenkhamen sarebbe morto di malattia, (forse
d'anemia mediterranea), i moderni propendono per un decesso innaturale.
Vedi, S. Moscati, 'Segreti del passato', Arnoldo Mondadori ed., Milano,
1978, pagg.115-119 e recentissimamente: 'Egitto. Assassinio sul Nilo?
'in 'Archeo', 1996, n.10, pag. 17. L'erezione del pene di Tutenkhamen
serviva alla mummia per consumare - in veste d'Osiride - l'unione
mistica con Iside, su che vedi C.Wilson, 'Da Atlantide alla Sfinge', ed.
Piemme S.p.a. , 3a ed., Casale Monferrato, maggio 1997, pag. 85.
Pure Enkhsanpatòn cambiò il proprio nome in Enkhsanamen, in coincidenza
con l'analoga modifica nel nome da parte di Tutenkhatòn.
Sull'animosità tra Horemheb e Nakhtmin (recte: 'Mennakht') figlio di Eie,
consulta F.Cimmino, 'Tutankhamon - La fine di una dinastia', Rusconi
ed., Milano, 1993, pag. 216.
. . . QUI TERMINA L'ESTRATTO DI QUESTO ATTO.
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