Amenofi IV e la maledizione       

 (ESTRATTO)

 

Nefertiti: "Ho visto il sole in cielo: da esso pioveva a terra un ventaglio di raggi che venivano accolti da tante piccole mani stilizzate. Investita da questa pioggia celeste era la famiglia reale composta da me, da Enkhsanpatòn e Tutenkhamen.   In un angolo, con la testa abbassata, stava Aber. Era molto muscoloso, abbronzato, lustro. Pareva un uomo di bronzo. Sopra il sole mi è apparso Amenofi con espressione e sguardo molto solenni.

Mi ha detto: 'Solo voi siete consacrati e possedete l'autorità divina. Tu, bellissima aristocratica Nefertiti, sei la più grande e potente regina mai esistita. Pretendo che Aber faccia il suo dovere, io lo stimo e apprezzo, però mai dovrà deludermi. Esigo che ti rispetti sempre perché, a volte, dimentica che sei una dea.   Pregalo di fare attenzione e di non farsi turlupinare: deve diffidare delle persone troppo cerimoniose e complimentose.'

Qui s'è dileguato ed è apparsa una grande bilancia sospesa in cielo: sui due larghi piatti stavamo io ed Ekhnatòn. I piatti della bilancia erano paralleli e le nostre braccia protese sulla testa di Aber in piedi sotto di noi. Con questo gesto gli abbiamo impartito la benedizione, poi la mia voce si è levata dicendo: 'Vai in pace, sii buono e paziente.'

E quella d'Ekhnatòn ha soggiunto: 'Aber ha ottenuto l'onore unico di sedere sul trono dei faraoni e degli déi, guai se dovesse gravemente sbagliare: l'ira divina cadrebbe su di lui e lo torturerebbe per l'eternità. Nefertiti tu non mangerai mai con stranieri né con gente inferiore alla tua casta. Il tuo posto è sui seggi per i grandi; vivi e vesti come il tuo rango esige.

Che Aber non si faccia plagiare perché sarebbe a danno tuo.' "

 

 

SCENA PRIMA

- Sinfonia amarniana -

 

(Nel Castello di Aten, la cappella reale. Su due alte scranne siedono Ekhnatòn e Nefertiti mentre Aber è ritto avanti loro)

 

Ekhnatòn: "Dio è un essere universale e privo di limiti. Non credete agli uomini dominati dal male. Costoro vorrebbero raffigurarmi come un individuo ammalato di corpo e di mente: gente senza fede, senza scrupoli! Sapete donde trassi l'energia per instaurare una nuova religione?

Primo: dalla mia grande fede; la fede riesce a far superare qualsiasi ostacolo.

Secondo: dall'assoluta necessità di togliere ai sacerdoti del dio Ammone il potere conferitogli dai miei predecessori. Potere abusivo che avrebbe condotto l'eccelso Egitto alla rovina.

Io ebbi una forza immensa, anche se gli storici non m'hanno compreso.

Non fui inteso neppure dai miei seguaci. Il mio insegnamento fu sovente distorto, ma ciò non può esser imputato a me. Il popolo egiziano fu da me ben guidato.   Per mio merito esso ricevette tanta fede nel Dio Sole. La fede così ottenuta l'aiutò a superare grandi difficoltà. Sono persuaso d'aver ben regnato."

Nefertiti: "Mio marito il faraone Ekhnatòn si mostra ora con la corona - una specie di mitra vescovile - ora senza. Talvolta senza barba, in altri casi con una sorta di pizzetto a punta. Indossa tuniche di vario colore, spesso d'una tinta simile al rossastro (che è il colore di Khipri, il sole della vita). E' magro, quasi scarno, gli si vede bene la forma del naso. I suoi occhi sono lunghi, non è molto alto, le spalle - piuttosto larghe - scendono strette sui fianchi. Il ventre non è per nulla prominente.

Talora, di notte, viene a sdraiarsi nel letto dove dormo. Mi si mette vicino e riposa quieto. Al mattino non lo vedo più. Non presenta alcun difetto fisico.   Complessivamente è un bel ragazzo e di lui, all'inizio, ero stata innamorata.

Poi il nostro matrimonio si deteriorò. Lui era assorbito negli studi e nella sua religione e cominciò a risentire, sia pure leggermente, della vita troppo sedentaria che conduceva. Io mi sentivo trascurata e cominciai a rifarmi. Anche in questa situazione continuavo ad avvertire per Ekhnatòn un fortissimo sentimento di rispetto. Amenofi non mostrò mai eccentricità alcuna e fu sposo e padre esemplare.

Il suo convincimento era di costituire l'incarnazione in terra del Dio Sole, ma credersi Dio e figlio di Dio non fu appannaggio dei faraoni di quell'epoca? Non era su quella fiducia che i re egizi fondavano la ragion d'essere del loro potere assoluto ?

Cionondimeno, ignobili calunnie sono state diffuse sul suo conto. Taluno insinuò che Ekhnatòn fosse privo dell'apparato genitale, dato che una statua lo raffigura sprovvisto di esso. Nessuna è più legittimata di me a smentire la diceria. Nell'eresia di Tell el-Amarna, Dio, di cui il faraone è l'incarnazione terrena, non è né maschio né  femmina ma ambedue le cose insieme. E poiché è impossibile classificarlo in un sol genere (sia esso maschile o femminile), anche il Faraone, se rappresentato nudo, non deve avere (al pari di Dio) né pene né vagina.

Del resto, nel corso del nostro matrimonio, Ekhnatòn non generò con me due figlie[1] ?

Altri ebbero ad affermare che Ekhnatòn fosse uno squilibrato, un povero di spirito. Amenofi non fu mai un folle: solo era pieno di fervore. La sua fede era tanta d'arrivare all'esaltazione. E' per questo che è molto pericoloso esaltarsi: la gente comune ti ritiene pazzo.

Altri ancora hanno sostenuto che egli avesse la mania dell'incesto, ma neppur ciò corrisponde al vero. Ekhnatòn non sposò né sua sorella Baìk'Atòn, né sua madre Teie, né sua figlia Enkhsanpatòn.

E nemmeno si può paragonarlo a Edipo poiché, al suo par, avrebbe lottato contro la Sfinge tebana. Amenofi non combatté la Sfinge del dio Ammone: sono tutte frottole."

Aber: "La Famiglia reale di Ekhnatòn si presenta al popolo: all'incontro i faraoni precedenti gli si nascondevano per alimentare il loro mito.

Come il Sole illumina la terra e i suoi abitanti e a ognuno porta luce e salute, così il Faraone e la sua Famiglia, simboli e rappresentazione di Dio in terra, si mostrano liberamente a tutti per guidare al bene e per fornire a ciascheduno un esempio di giustizia, di verità, d'amore."

SCENA SECONDA

- 'Allora comprenderai il timore del Signore

e arriverai alla conoscenza di Dio' -

(Proverbi, 2,4-5)

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SCENA TERZA

- ' In medio amnis ' -

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SCENA QUARTA

- Ammonimenti ed esortazioni -

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SCENA QUINTA

- Una prospettiva lusinghiera -

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SCENA SESTA

 - Una stampella per l'anima -

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SCENA SETTIMA

- 'L'ira dei re è simile al ruggito del leone:

chi lo provoca si gioca la vita.' -

(Proverbi, cit., 20,2, pagg.52-53)

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[1] Le figlie d'Ekhnatòn e Nefertiti - cui si accenna - sono Miri'Atòn ed Enkhsanpatòn. Contrariamente all'opinione di taluni storici, i due regnanti non ebbero una terza (loro) figlia di nome Maketatòn.

La concezione di Dio come maschio e femmina - accolta nell'eresia  di Tell el Amarna - sarà ripresa dallo gnosticismo (cfr. E. Pagels, 'I Vangeli gnostici',  trad. di M. Parizzi,  Arnoldo Mondadori ed., 1a rist., Oscar Uomini e religioni, Milano, 1988, pag. 100 ss). Perciò  quando il cattolico Papa Giovanni Paolo I   dichiara che " Dio è padre e madre"  apre per la prima volta  uno spiraglio alla gnosi.

. . . QUI TERMINA L'ESTRATTO DI QUESTO ATTO.

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