Storia di Mosè        

(ESTRATTO)

 

SCENA PRIMA

- La madre di Mosè -

... .... ...

SCENA SECONDA

- Impatto col profeta -

... .... ...

 

SCENA TERZA

- Il punto di vista di Ramsete II -

... .... ...

 

SCENA QUARTA

- La guerra di Troia in collegamento coll’esodo di Mosè -

 

(Il posto pregresso. Ekhnatòn, Nefertiti, Tutenkhamen, Enkhsanpaton e Mernenphtah. Con loro Lucio.)

 

Mernenphtah: “Non ero io, figlio di Ramsete II ma tredicesimo nella lista dei chiamati al trono, a sperare d’ascendere al trono del Faraone.

Il destino volle diversamente e mi designò a un duro incarico.

Quando nel 1.223 a.C. presi il potere, sembrava vicina la fine del mondo.

Due anni prima la città di Troia, alleata degli ittiti e nostra, era caduta dopo una strenua resistenza durata dieci anni, sotto i colpi dei popoli del Mare, dei quali i più forti erano gli achei. La città di Troia, posta sui Dardanelli e che controllava il traffico tra Mar Egeo e Mar Nero, oltreché le vie d’accesso tra Europa e Asia Minore, esercitava una funzione utilissima. La sua marina lottava contro i pirati danai e teneva in ordine il Mediterraneo orientale.

Dava così fastidio agli achei che l’attaccarono. Sotto le sue mura si svolsero combattimenti furibondi.”

Lucio: “Ma la causa della guerra non fu il rapimento di Elena di Sparta da parte del principe troiano Paride?”

Mernenphtah: “Gli achei dovevano pur giustificare la loro aggressione. Certo, la potenza troiana-ittita costituiva un osso ben duro da rodere. Gli achei non ce l’avrebbero mai fatta a prendere la città, se non avessero avuto l’appoggio dei popoli dei Balcani orientali, in particolare dei Frigi.

La rocca di Troia sembrava imprendibile. Chi l’avrebbe detto che gli achei sarebbero rincorsi al trucco del cavallo di legno?”

Lucio: “Che cavallo?”

Mernenphtah: “Gli achei finsero di ritirarsi, lasciando però presso le mura un cavallo di legno pieno di soldati. I troiani introdussero il cavallo in città. La notte seguente i guerrieri achei sarebbero usciti dal cavallo e avrebbero spalancato le porte al loro esercito (nel frattempo tornato di soppiatto), per cui la città sarebbe stata presa d’assalto[1].

Tuttavia le cose non andarono così.”

Lucio: “Come si svolsero?”

Ekhnatòn: “Il cavallo era vuoto, ma portava in se una maledizione sottoforma di statua.”

Mernenphtah: “I troiani ne ebbero una paura terribile, perché la statua era dedicata a Poseidone, il dio dei terremoti, lo scuotitore della terra e una generazione prima Ilio era stata spianata da un tremendo terremoto. Evidente che gli achei impetravano da quel dio la ripetizione del fenomeno.

Per salvarsi dal sisma i troiani portarono il cavallo in città, contando sul fatto che Poseidone avrebbe risparmiato il suo idolo. Era proprio quello che speravano gli achei. A bella posta il cavallo era stato costruito di dimensioni enormi e, per farlo entrare, i troiani dovettero abbattere una tratta delle mura.

Quella notte stessa la flotta achea, avvisata da fuochi, riportò l’esercito indietro e gli achei diedero l’assalto alla breccia. I troiani non poterono reggere e la sacra Ilio fu presa e incendiata.

Cadde così il baluardo che inibiva ai popoli del Mare invadere il paese di Khatti e l’Egitto.”

Lucio: “Che c’é di vero nel mito di Enea, il principe troiano il quale, fuggito dalla città, sarebbe sbarcato nel Lazio per fondare Lavinia (da cui sarebbe venuta Roma)?”

Ekhnatòn: “I superstiti del cavallo si rifugiarono in Bassa Italia, fondandosi una città che ora si chiama San Severo.”

Lucio: “In Puglia, non molto discosto da Foggia?”

Nefertiti: “Sì. Ancor oggi taluni abitanti di San Severo discendono da antenati troiani.”

Lucio: “Interessante. In Puglia esistono antichissime riproduzioni del cavallo di legno, che appare vuoto, anche se poi taluno, a mente della leggenda cantata da Omero, vi aggiunse dei guerrieri e una scaletta per scendere.

Che lingua parlavano i troiani?”

Ekhnatòn: “Non parlavano luviano: parlavano un dialetto affine al luvio.”

Lucio: “Però, secondo Heinrich Schliemann, i troiani sarebbero stati di lingua greca.”

Nefertiti: “Come avrebbero potuto essere greci se lo stesso Schliemann, scavando a Troia, rinvenne sette strati di città?”

Mernenphtah: “La caduta di Troia liberò rilevanti forze dei popoli del Mare. Taluni, soprattutto Lidi e Frigi, si proiettarono sul paese di Khatti. Achei, transitati per Creta, vennero a premere sul Delta occidentale del Nilo, associandosi alle forze del re libico Meriai, che di lì premevano per irrompere in Egitto[2]. Fui costretto a scaglionare tutte le mie forze a ponente per bloccare il nemico.

La guerra coi libi, rinforzati dagli achei, si prolungò vari anni

In quella situazione, con le sorti dell’Egitto appese a un filo, viene a trovarmi Mosè, il quale mi chiede di lasciar andare liberi gli ebrei che erano stanziati a Goscen.

Io gli risposi di no, non tanto perché avessi il cuore duro, come dice la Bibbia[3], o perché gli ebrei fossero molto numerosi (quella tribù contava circa quindicimila appartenenti), quanto perché lasciarli partire sarebbe stato un grave errore politico: avrebbe dimostrato ai popoli dell’Impero che non eravamo in grado di controllare neppure una piccola tribù, e poi c’era il rischio che gli ebrei si unissero ai nostri nemici per tornare in Egitto come invasori. E poi il lavoro degli ebrei mi faceva comodo.

Le azioni caritatevoli, spiegai a Mosè, si fanno in tempo di pace, non di guerra. Ma quel Mosè, forte della protezione del suo Dio, scatenò contro l’Egitto una serie di piaghe: l’acqua mutata in sangue, l’invasione delle rane, delle zanzare, dei tafani, delle cavallette e così via. Io però tenni duro nel diniego, in quanto non volevo mostrare debolezze e ritenevo che i disastri che colpivano l’Egitto fossero tutti naturali e che Mosè fosse solo in grado di pronosticarli, non di mandarli[4].

Tuttavia i miei consiglieri insistevano perché mi sbarazzassi di Mosè e dei seguaci. Essendomi reso conto che l’ebraismo era un ramo secco, non trapiantabile sul grande albero della civiltà egizia, mi risolsi a dagli il permesso di partire. Anziché essermene grato, Mosè approfittò del fatto che pressoché tutto l’esercito egiziano gravitava a ponente per fronteggiare libi e achei loro alleati. Così, invece di andarsene pacificamente, come gli era stato consentito, preferì saccheggiare e spogliare le popolazioni egiziane presso le quali la sua tribù abitava[5]. Credo che lo facesse sia per procurarsi i beni che gli erano necessari per sopravvivere nella sua fuga, sia per scavare un solco incolmabile tra egiziani ed ebrei ed evitare che il suo popolo, stanco di errare, potesse chiedere di tornare in Egitto.

Scapparono in diciottomila, di cui quindicimila ebrei e gli altri schiavi che si erano accodati per approfittare della fuga. Questo era troppo.

Mandai dietro a Mosè e al suo popolo reparti di carristi per ricondurli alla realtà. Purtroppo Mosè, che era un saggio, seppe eludere gli inseguitori facendoli sommergere dal mare ed evitò la guardia confinaria egizia.

Così gli ebrei riuscirono a sfuggire, però non so con quanta soddisfazione, perché andarono a patire la fame e la sete nel deserto.”

Lucio (a Mernenphtah): “Eppure, mio Faraone, da documenti storici pare che tu abbia inseguito e perseguito gli ebrei, fino in Palestina. Almeno così si esprime la ‘Stele di Israele’ da te fatta scolpire.”

Mernenphtah: “Già, è una stele che si riferisce ad eventi del 1.219, V anno del mio regno. La Stele si divide in due capi, il primo in prosa, molto lungo, esalta la vittoria da me ottenuta sul re libico Meriai, il secondo in poesia, brevissimo, si occupa di imprese guerresche compiute dagli egizi in Asia.”

Lucio: “Sì, la distinzione è nettissima. Dice la parte finale della Stele: ‘Ire sono abbattuti e dicono ‘Salam’.

Nessuno tiene alta la testa tra i Nove Archi[6],

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Kheta è pacificata,

Canaan è depredata con ogni male,

Ascalon è deportata,

Geser è conquistata,

Ianoam è ridotta come ciò che non esiste,

Israel è desolata, non c’è più il suo seme,

la Palestina è divenuta vedova per l’Egitto.....’[7].

Per espletare tutte quelle conquiste devi aver impiegato degli anni!”

Mernenphtah: “Non avrei potuto. L’invasione dei libi richiamava tutta la mia attenzione.”

Ekhnatòn: “Israele al tempo di Ramsete II non era più una setta ma un popolo che venne devastato è non aveva più sementi per coltivare. Il Faraone aveva vinto tutti i popoli al di là della penisola del Sinai.”

Enkhsanpaton: “Hai capito, Lucio? La seconda parte della Stele di Israele è, da parte di Mernenphtah solo propaganda, in quanto non riguarda gesti compiuti da lui, bensì da suo padre Ramsete II.”

Mernenphtah: “E’ così. Non fui il primo Faraone che si attribuisse imprese poste in essere da un suo predecessore.”

Tutenkhamen: “Sotto Ramsete II, intorno al 1.280 a.C. (e dunque sessant’anni prima dell’esodo di Mosè) una popolazione ebraica era stanziata in Palestina e venne vinta da Ramsete. Quel popolo non fu però annientato, tant’è che la Stele riferisce che i superstiti erano a corto di sementi per coltivare. Questi israeliti erano un’entità diversa dai quindicimila ebrei di Goscen, furono quelli salvati da Mosè.

Gli ebrei di Mosè, fuggiti dall’Egitto, finirono col ricongiungersi al nucleo principale rimasto in Canaan. A questo gli ebrei dell’Egitto apportarono la nuova fede mosaica e, forti di quell’idea e del numero grandemente accresciuto, poterono intraprendere la conquista della Terra promessa, almeno di quella porzione non occupata dai filistei.”

Nefertiti: “Gli ebrei erano arrivati a più riprese, alcuni anche qualche centinaia di anni prima, quando il confine orientale dell’Egitto era aperto alle invasioni.

Naturalmente, quando giunsero, erano poco numerosi, ma in Egitto trovarono il pane e si riprodussero. Presso di loro vigeva una tenace conoscenza, che veniva trasmessa per via orale.

Mosè era pressoché l’unico di loro che fosse istruito e stante l’educazione ricevuta e le doti intellettuali altissime poteva lui solo guidarli.”

Ekhnatòn: “Come ti è stato detto, Mosè era un egiziano alleato a membri della tribù di Levi. Gli ebrei, motivo non ultimo della diffidenza del Faraone, avevano il loro Dio, e non seguivano il culto di nessuno degli dei (Ra, Ptah, Seth, ecc.) che il Faraone più esaltava. Loro Dio era Iahu. Sigmund Freud sbaglia quando afferma che Mosè era un seguace di Aton. Gli ebrei non credevano in Aton.

La verità è che la credenza del Dio unico era una dottrina di origine asiatica. Gli egiziani avevano sempre avuto molti dei, con frequenti rivalità tra divinità di una città o di un paese. Ammone, ad esempio era il dio di Tebe, e gli dei di altre città, altri paesi o uomini.”

Nefertiti: “Gli ebrei poterono fuggire in quanto la potenza egizia era alquanto indebolita. A ponente premevano i libi e a levante stavano per arrivare i popoli del Mare. Gli ebrei passarono lungo la riva del mare.

Mosè, data la sua educazione egiziana era un sapiente nelle scienze naturali e conosceva bene le maree e i movimenti del sole e della luna, e poté svincolarsi approfittando di una marea particolarmente bassa. Temevano l’incontro con la linea presidiaria di confine egiziana, che avrebbe quanto meno taglieggiato l’orda enorme in fuga.

Poi Mosè li portò verso la Terra promessa. Questo popolo vagò per quarant’anni.”

Enkhsanpaton: “Non fu solo una bassa marea. Durante la fuga degli ebrei vi fu anche un maremoto e un eclisse solare.”

Tutenkhamen: “E l’allineamento Terra- Luna- Sole determinò una marea sizigiale, ossia quell’onda particolarmente alta che spazzò gli egiziani inseguitori.”

Lucio (a Ekhnatòn): “Mio signore, ti va la nostra trattazione su Mosè?”

Ekhnatòn: “Ti ho assistito senza allontanarmi un momento, e ciò mi ha affaticato.”

Lucio: “Mi piacerebbe ricostruire la storia di quel periodo. Puoi aiutarmi?”

Ekhnatòn: “Sì. Eccoti una cronologia della prima XIX Dinastia e dei fatti principali svoltesi a quel tempo. Mettila in appendice a quest’atto.”

Lucio: “Farò così, signore.”

 

(escono tutti)

 

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-APPENDICE B-

 

LISTE REGALI

riguardanti la prima XIX Dinastia ed elenco cronologico (pure avuto dal Faraone) degli eventi più significativi svoltesi nel Vicino Oriente in detto periodo o subito dopo.

 

DELLA PRIMA XIX  DINASTIA

 

Horemheb                                        1344 - 1307                                  37 anni (a)

Ramsete I                                                                                        1307 - 1306                                                                                    1 anno (b)

Sethi I                                               1306 - 1291                                  15 anni (c)

Ramsete II                                       1291 - 1223                                                             68 anni (d)

Mernenphtah                                                                             1223 -   ...              

(“Dopo Mernenphtah il nostro sangue s’indebolisce.”  Ekhnatòn)

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EVENTI PRINCIPALI

1344: Horemheb s’impadronisce del potere, facendo strage della famiglia di Amenofi III. Ne sposa l’ultima erede, Mutnegiemet, figlia di Amenofi III e della sua Grande Consorte Setamen e, dichiarandosi erede diretto di quel Faraone, conta i suoi anni di regno dal 1377 (data di morte di Amenofi III), eliminando dalle liste regali i faraoni di Tell el-Amarna. Pace tra egizi e ittiti, ai quali Horemheb abbandona Siria e Fenicia.

1336: Dopo otto anni di regno muore di parto la quarantaquattrenne Mutnegiemet, Grande Consorte reale di Horemheb. Non avendo ella lasciato figli dalle sue nozze, si estingue la XVIII Dinastia e inizia la XIX.

1307: Muore Horemheb e gli subentra Ramsete I.

1306: Ascende al trono Sethi I che, in vista della ripresa delle ostilità cogli ittiti nel possesso della Siria, fa occupare da forze egizie l’attuale Palestina.

1291: Diviene Faraone Ramsete II, il quale riaccende la guerra cogli ittiti. Paventando un’invasione ittita fa erigere e fortificare le città di Pi-Aton e Pi Ramses sui rami orientali del Nilo. In questo periodo gli ebrei residenti nel Delta vengono adibiti a lavori pesanti: inizia la schiavitù di Israele in Egitto.

1286: Nel maggio di quell’anno si combatte a Qadesh sull’Oronte, in Siria centrale, una grandiosa battaglia tra Ramsete, gli ittiti e i loro alleati. Ramsete vince (“La battaglia fu vinta da noi con onore, non vi fu alcun sotterfugio”. Ekhnatòn). Stante la forza dell’opposizione ittita e difficoltà logistiche, il Faraone è costretto a ritirarsi verso la Siria meridionale e la Palestina.

1271: Continua la guerra tra egizi e ittiti. Nascita di Mosè.

1270: Pace tra Ramsete II e gli ittiti. Dopo qualche tempo Ramsete II sposerà una principessa ittita che nominerà sua Grande Consorte. L’Egitto recupera influenza su parte della Siria.

Alleanza tra egiziani e ittiti contro l’invadenza dei popoli del Mare, dei quali i più forti sono gli Achei.

1235: Principia la guerra dei popoli del Mare contro Troia. Sotto le sue mura i popoli del Mare annientano due armate di soccorso, una ittita comandata da un Euripilo, probabile storpiatura greca del nome ittita Telipinus (Omero, ‘Odissea’), l’altra egizia comprendente arcieri nubiani (detti dai greci ‘etiopi’) guidata da un principe Amenofi o Amenmose, che i greci chiameranno Memnone.

1225: Caduta di Troia mediante lo stratagemma del cavallo di legno.“I superstiti del cavallo si rifugiavano in Bassa Italia, fondando così Foggia, l’odierna San Severo”, Ekhnatòn. Il promontorio pugliese del Gargano riceve un nome simile a quello del monte Gargano esistente nella Troade o ancor oggi svariate città e località della Puglia conservano il nome di Troia.

1223: Muore Ramsete II e gli subentra Mernenphtah. Importanti forze pelasgiche, libere dall’assedio di Troia, assalgono l’impero ittita. Lidi e Frigi s’attestano nel cuore dell’Anatolia, mentre gli achei, padroni del mare, marciano lungo le coste settentrionale e meridionale dell’Asia Minore, facendosi appoggiare dalla flotta che procede all’uniscono con loro. Resistenza eroica degli ittiti, anche se taluni popoli loro alleati (I Lici?) defezionano, passando nel campo opposto.

1223-1221: Approfittando dell’indebolimento della potenza egiziana (Ekhnatòn) Mosè, tornato da Qadesh Barnea in Egitto, si mette a capo degli ebrei, incitandoli alla fuga.

1220: Esodo di Mosè e dei suoi ebrei dall’Egitto. In questo periodo consistenti potenze dei popoli del Mare arrivano in Siria, Finicia e Palestina. Distruzione di città cananee, tra cui Ugarit.

1220-1219: Dopo un viaggio nella penisola del Sinai durato qualche luna, Mosè conduce i suoi ebrei a Qadesh Barnea. Non osa attaccare Canaan, sia perché è ben munito e fortificato, sia perché teme le attitudini belliche dei popoli del Mare.

1219: Mernenphtah sbaraglia i libici e stende il bollettino di vittoria riportato nella Stele d’Israele. In esso, dopo aver menzionato il suo trionfo su Meriai, si appropria delle imprese compiute in Asia sessant’anni prima dal padre Ramsete II.

1200 circa: “Sotto la spinta dei popoli del Mare crolla l’impero ittita che aveva dominato l’Anatolia per ottocento anni. Si formano le prime colonie greche in Asia Minore”(Ekhnatòn). Popoli d’origine cretese (i filistei, o Pelastikoi, o Pelasgi, altra versione di ‘popoli del Mare’), dopo aver devastata Canaan, premono per terra e per mare sul Delta orientale del Nilo, impegnando severamente le forze egiziane. Caduta della XIX Dinastia e subingresso della XX.

“I latini, dalle loro sedi mitteleuropee, si muovono verso l’Italia travolgendo sul loro passaggio gli illiri”.(Ekhnatòn)

1189: “Ramsete III, della XX Dinastia, pur rinunciando alla tranquillità interna, batte i filistei sul Delta orientale. Qui vengono stanziati i prigionieri.”(Ekhnatòn).

I filistei scampati rifluiscono in Canaan e sulla sua costa meridionale fondano alcune città. Da allora Canaan si chiamerà Palestina (Terra dei filistei).

A seguito della rotta dei filistei, gli ebrei di Mosè prendono cuore per avvicinarsi a Canaan, le cui città principali sono ridotte a cumuli di rovine.

Loro arrivo nelle steppe di Moab.

1185: Morte di Mosè. Gli subentra Giosué, il quale cerca l’alleanza con le tribù israelitiche rimaste in Canaan. Iahu diviene il comune Dio.

1180: “I latini, accompagnati dagli Osci, ma non dai veneti che perverranno più tardi, nella loro marcia verso l’Italia occupando la regione corrispondente all’attuale Croazia, in precedenza tenuta dagli illiri. Scacciati dai latini, gli illiri investono l’Ellade (il cosiddetto ‘ritorno degli eracliti’, ossia del undicesimo figlio d’Eracle). Migliaia di profughi ioni (di stirpe achea) si rifugiano nelle isole poste davanti al continente, che da allora saranno chiamate ‘Isole Ionie’”(Ekhnatòn)

Gli ebrei, fuggiti dall’Egitto, sotto la guida di Giosué invadono la Palestina.

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GLOSSE ALLE LISTE

(a): Secondo Manetone, ‘Aegiptiaca’, cit., fr. 50, pag. 103, Horemheb avrebbe regnato per 36 anni e 5 mesi. Supponendo che tale conteggio decorra dalla morte di Eil (mancato ai vivi nell’agosto del 1344), Horemheb dovrebbe aver regnato fino tutto il gennaio del 1307.

(b): Manetone (op. e loc. ultt. cit.) assegna a Ramsete I, 1 anno e 4 mesi. Dunque dal febbraio del 1307 al maggio del 1306.

(c): In Manetone (op. cit., fr. 51, pag. 111) si dice che dopo il regno di un Amenofi, che avrebbe regnato per 19 anni e 6 mesi (evidentemente il nostro Ekhnatòn) gli subingredì il figlio Sethos, il quale avrebbe regnato 10 anni e avrebbe posseduto un’abbondante cavalleria e una flotta organizzata.

A mio avviso, non vi è dubbio che questo ‘Sethos figlio di Amenofi’, è in realtà Tutenhkamen, del quale sappiamo che regnò 9 anni, 10 mesi e 20 giorni e che riorganizzò la flotta, occupando Ugarit (vedi atto quarto).

 (d): Non vi è intesa tra gli epitomati di Manetone (op. cit.) sulla durata del regno di Ramsete II. Si oscilla da 66 anni e 2 mesi (pagg. 103 e 109) a 68 anni (pagg. 117 e 119).

[1] Vedi Omero, ‘Odissea’.

[2] Vedi Omero, ‘Odissea’.

[3] Esodo 4,21

[4] Studi recenti tentano a vedere nelle dieci piaghe d’Egitto calamità naturali, spesso collegate l’una all’altra. Così l’acqua del Nilo diviene rossa a causa di un parassita che l’invade (in dipendenza di un’estate particolarmente afosa). A causa della presenza di quel parassita i pesci del fiume muoiono e le rane devono uscirne e coprono l’Egitto. I resti delle rane morte, raccolte in mucchi, ammorbano il paese, favorendo lo sviluppo di zanzare e tafani che, con le loro puntare, provocano epidemie di bestiame e ulcerazioni. La stagione calda, di poi, apporta grandine e cavallette. Le tenebre furono causate da una tempesta di sabbia durata tre giorni, mentre la moria dei primogeniti (di uomini e bestiame) si dice provocata da un fungo che colpì la parte superiore dei cereali e degli erbaggi ammassati nei silos e nei magazzini. E siccome i primogeniti (degli uomini e delle bestie) mangiavano per primi, la moria dovuta al fungo, colpì loro. Gli ebrei furono meno esposti alle piaghe, sia perché vivevano a parte sia in quanto Mosè, che era persona istruita, indicò loro i rimedi atti a guardarsene.

[5] La circostanza è ripetutamente attestata nella Bibbia. Su ciò vedi la nota 24.

[6] I popoli stranieri.

[7] Vedova in quanto ha perso i suoi uomini (o protettori). Scorrini il testo in E. Bresciani, ‘Letteratura e poesia dell’antico d’Egitto’, Giulio Einaudi ed. 2a ed., Torino, 1970, pag. 278.

. . . QUI TERMINA L'ESTRATTO DI QUESTO ATTO.

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