Gesù il Nazareno        

 (ESTRATTO)

 

Gesù: “Venite a me voi tutti che siete stanchi e oppressi; io vi farò riposare. Accogliete le mie richieste e vi accolgo con semplicità.

Voi troverete la pace, perché quello che vi chiedo è per la vostra gioia e quello che vi do da reggere è un peso leggero[1].

 

 SCENA PRIMA

- Dibattito su Gesù -

 

(Nel castello di Aten. Gesù è assiso in trono. Intorno Paolo di Tarso, Ekhnatòn, Nefertiti, Miri’Aton, Enkhsanpaton, Tutenkhamen, Giuda Iscariota e Lucio)

 

Gesù: “Ho voluto portare due messaggi in terra;

- ridare la dignità agli uomini che l’avevano persa,

- recare una speranza, ché erano tante persone che vivevano in sofferenza, sottomesse.

Dovevo dispensare un avvenire di libertà e dignità, da conseguire in vita e da godere poi nella morte, Perché è vero che si semina quel che poi si raccoglie.”

Enkhsanpaton: “Un cristiano triste è un tristo cristiano. Per dare forza agli altri, al prossimo, ci vuole serenità. Crederò al Cristianesimo, quando vedrò sul volto dei cristiani la gioia di vivere. E si è sempre felici quando ci si sente amati da Colui che ama tutti. Sono le piccole cose che sollevano l’anima stanca[2].”

Gesù: “Lucio, qualunque siano i guai che ti affliggono, tu godi dell’affettuosa comprensione e dell’aiuto morale di cui ti sta vicino.

Guarda invece cosa successe a me. Quando dovevo morire e pregavo Dio perché mi desse aiuto, nessuno dei miei discepoli mi rimase appresso. Tutti si addormentarono e mi lasciarono nella mia solitudine[3].”

Giuda Iscariota: “Io sono Guida, l’apostolo rinnegato. Il mio nome è usato per indicare un traditore per antonomasia.

Per favore, prego la misericordia infinita di Gesù, il Figlio di Dio, il Cristo che io tradii e feci morire, di lasciarmi esporre le ragioni del mio traviamento.”

Lucio (ad Ekhnatòn): “Come fu che Giuda divenne discepolo di Gesù?”

Ekhnatòn: “Una persona di valore, e in quest’ampia accezione voglio comprendere anche Gesù, non si metterà mai in gruppo con altri. Egli ha le sue idee chiare e i suoi principi segue senza nessuno sforzo. Semmai intorno a questa persona si formerà un gruppo di seguaci, che egli guiderà. Quelli che lo seguono non possono avere molto valore, perché lo seguiranno pensando di valorizzarsi facendo così.”

Giuda Iscariota: “E’ proprio quello che capitò a me. All’inizio fui molto attratto da Gesù. Il suo fascino era irresistibile. Non era che lo amassi, ma mi piaceva ascoltarlo, commentare i suoi detti, anche se le mie facoltà mentali, piuttosto limitate, non mi consentivano di cogliere a fondo il suo pensiero.

Non ero in grado di capire, e tanto meno di apprezzare, lo sconvolgimento che Gesù apportava nel mondo. Ero a conoscenza che vi era un unico popolo eletto, il nostro, con cui Jahveh aveva stabilito il patto. Sapevo che noi ebrei potevamo avere un unico Dio, a cui soltanto dovevamo obbedire, e sapevo anche che questo Dio, alla fine dei tempi, avrebbe inviato un Messia, l’Unto, che avrebbe governato in nome d’Israele e le altre nazioni con verga di ferro.

Però la maledizione del fico sconvolse le mie idee (Matteo 21, 18 ss). Cosa era il fico se non la pianta d’Israele, che da frutti più dolci? Ma quando Gesù ebbe fame, il fico non fu in grado di nutrirlo. E allora il Maestro lo maledisse dicendogli ‘Mai più in eterno alcuno possa mangiare frutto da te!’ (Marco 11, 14).

Quale era l’esoterismo, il significato risposto dell’episodio? Alcuni discepoli ne discussero tra loro e io ascoltai. Forse il fico, simboleggiante l’Israele, si era dimostrato incapace di collaborare, di aprirsi al nuovo insegnamento portato dal Maestro? E in questo caso quale restava la posizione del popolo eletto verso gli altri popoli, coloro che non seguono la Legge, gli incirconcisi?

Venne poi la parabola del Buon Samaritano (Luca 11, 25 ss). I Dieci Comandamenti mosaici, seguendo l’insegnamento di Mosè, li applicavamo solo verso gli appartenenti al popolo di Dio. I nazionalisti Giudei, come i Sicari, potevano uccidere i collaborazionisti proprio perché il quinto comandamento ‘non ammazzare’ si riferiva soltanto ai membri d’Israele che rispettassero la Legge. Invece Gesù, in quella parabola, riconobbe che il prossimo è colui che ti usa misericordia, praticamente ognuno, appartenente o no alla nazione eletta. Ma con queste parole Gesù non affermava la parità di tutti gli uomini tra loro e di fronte di Dio?

Come conciliare tale linguaggio con la tradizione di Mosè, con i compiti del Messia d’Israele, all’incontro, avrebbe dovuto restaurare l’autorità dei Giudei su tutti gli uomini?

Di fronte a questa impostazione di Gesù nel valutare la religione, il mio conflitto intimo fu tale e siffattamente sofferto, da far sì che, un po’ alla volta, la mia attrazione verso Gesù si trasformasse in perplessità e poi in risentimento.

Anche se Maestro nulla mi aveva fatto se non bene, io lo detestai, e con tanta maggiore intensità quanto più profondamente lui cercava di trasformare la mia personalità che invece, per limitatezza di ingegno o per inquadramento mentale, era istituzionalmente incapace di accettare una realtà diversa rispetto a quella che mi ero raffigurata. Fuggii dalla realtà e lottai con i fantasmi. E la mia natura introversa, timido e cortese, mi impediva di essere sincero con il Maestro e con gli altri apostoli e di esporre i miei dubbi, chiedendo franche spiegazioni.

Anche se ero geloso di Gesù, mi sentivo troppo inferiore e dentro di me sapevo che se avessi chiesto spiegazioni, il Maestro mi avrebbe facilmente ricondotto sotto il suo dominio. Reagii con l’ipocrisia, fingendomi amico di Gesù, per accumulare elementi contro di lui e poterlo avere nelle mie mani al momento opportuno. E quando non ero più capace di sopportare il mio conflitto interiore, di mediare tra antico e nuovo, tra Mosè e Gesù, decisi di sopprimere lo scandalo e con decisione solo apparentemente repentina, ma in realtà maturata da estremi dubbi lo denuncia al Sinedrio. La mia denuncia esplose come una bomba.

Quel nuovo profeta era ben più pericoloso di Giovanni il Battezzatore, giacché pretendendo di essere emulo, se non superiore, di Mosè, rivendicava a sé tutto il potere (religioso e politico che fosse)! Così il Sinedrio decise di arrestarlo, servendosi di me, e di consegnarlo ai romani, affinché fosse giudicato secondo la loro legge.”

Gesù: “Io dovevo dare un'interiore dignità a ogni persona e rinnovare il senso vero di un messaggio di fede, dare voce a chi non ha voce e donare tranquillità agli uomini.”

Ekhnatòn: “Gesù pensava che il lavoro fosse molto importante per l’uomo. L’uomo tende più al male che al bene. Se non lavorasse, la sua mente non occupata si scatenerebbe in fantasie, in molti casi morbose.”

Enkhsanpaton: “La vita di Gesù è stata quella che è stata, ma ogni evangelista, narrando gli stessi fatti, ha dato loro la sua interpretazione personale, di quello che sentiva dentro di sé.”

Nefertiti: “C’era troppa miseria, allora. Gesù era venuto sulla terra per rivendicare la dignità dell’uomo, ma i popoli non erano preparati. La potenza e l’ardore di Gesù non potevano essere trasmessi adeguatamente.

Ai quei tempi le idee di Gesù non erano neppure interpretabili; a interpretarle male, anziché bontà e amore avrebbero provocato disastri, rivoluzioni e sommosse.

Gesù era giovane. Il compito, che gli aveva affidato il Padre, egli lo applicava con troppo zelo. Il suo era il vigore della giovinezza. I padri hanno sempre la saggezza ed i figli l’ardore.”

Paolo di Tarso: “Non scrissi nulla sulla vita di Gesù. La sua morte era recente e le sue idee sovvertitrici. I Giudei erano tradizionalisti e non sarebbe servito rinfocolare polemiche.”

Gesù: “Alleluia! Alleluia! Pace in terra agli uomini di buona volontà. Siate sereni e felici. Io mi sono sacrificato per gli uomini e perciò desidero che essi siano tranquilli e buoni, perché gli uomini sono tutti fratelli. Sono felice quando vedo una grande e bella famiglia i cui membri vadano tutti d’accordo.”

Nefertiti: “Gesù era troppo impetuoso per far diventare tutti cristiani. Non si può far insorgere di colpo gli uomini per la libertà. La libertà di spirito fa ragionare l’uomo il quale, ragionando, desidera anche l’arbitrio di agire.

Giacché dopo tanti anni di schiavitù, l’uomo non era abituato alla libertà e poteva sbagliare nelle azioni. Sbagliando nelle azioni, sbagliava anche nello spirito, nell’anima e nelle leggi di Dio.”

Lucio: “Egli è veramente morte in croce e risorto dopo tre giorni?”

Ekhnatòn: “Sì, morì in croce e risorse per volontà di Dio. Furono gli angeli di Dio a trarlo dalla tomba ed io ne fui felice, perché Gesù aveva professato le mie idee.”

Lucio: “Allora, Ekhnatòn, Gesù credeva come te nella coincidenza, in una sola cosa, dei due opposti? Ché, come tu asserisci, ogni cosa ne contiene due, contrarie, rette da un equilibrio (in egizio Maat)?”

Ekhnatòn: “Il Vangelo di Tommaso dice; I discepoli domandarono a Gesù: ‘Dicci quale sarà la nostra fine’. Gesù rispose: ‘Avete forse scoperto il principio, che mi interrogate intorno alla fine? Infatti, dov’è il principio, lì sarà la fine….’[4].

O anche; Gesù rispose loro: ‘Quando farete in modo che due siano uno.., che l’interno sia come l’esterno e l’esterno come l’interno, l’alto come il basso e quando farete del maschio e della femmina una cosa sola…allora entrerete nel Regno.’[5]

Tutenkhamen: “Se intendi l’alto come il ricco e il basso come il povero, e se del basso vuoi fare l’alto (e viceversa), la predicazione di Gesù poteva essere interpretata come un invito alla ribellione dei meno abbienti contro i proprietari. In tal modo Gesù sarebbe stato visto come un riformatore sociale, se non come un rivoluzionario e non come il Salvatore del mondo.”

Lucio: “Giuda, perché dubitavi di Gesù? Non ti convincevano i suoi miracoli?”

Giuda Iscariota: “I miracoli di Gesù? Verissimi, ma cosa significavano? Come potevo sapere se la forza spirituale che Egli mostrava compiendoli gli era data da Dio o da Beelzebul? Però non mi staccai da Lui e qui ebbi torto.

Fui un debole e un vile? Non so.”

Miri’Aton: “Che accordi, Giuda, prendesti col Sinedrio?”

Giuda Iscariota: “Quando il Sinedrio mi disse; ‘Giuda, Gesù è un pericoloso seduttore. Il popolo lo segue e non appena saprà che il Messia è arrivato, insorgerà contro i romani. Questa cosa non sarebbe un male, ma non è possibile in questo momento e significherebbe un gran bagno di sangue e la distruzione della fede giudaica. Perciò aiutaci e dacci in mano il tuo Maestro.’ Io non seppi dire di no e fornii tutti gli elementi per arrestare Gesù e per fargli imbastire addosso, da parte dei romani, un processo per sedizione.

Agii per convinzioni morali, persuaso di fare l’interesse dei miei correligionari, e non certo per quei miseri trenta denari d’argento. Ma il terribile avvenne quando presero Gesù e lo giustiziarono, perché il mio cuore portava ancora tracce dell’antico affetto e considerazione.

Quando Iddio mandò un terremoto e una bufera sul colle dell’esecuzione, quando Gesù ormai morto e sepolto fu fatto rinascere dall’Onnipotente e gli angeli del Signore vennero al suo sepolcro per asportarlo di nuovo vivo, solo allora e un po’ alla volta capii l’enormità della mia mala azione.

Disperato, mi uccisi. Non per paura delle ritorsioni degli altri discepoli di Gesù, ma perché a seguito della sua resurrezione mi eri reso conto che, incapace di evolvermi al pari dell’Ebraismo ufficiale, avevo contribuito a perdere il vero Messia[6].”

Tutenkhamen: “Giuda, sotto quale segno zodiacale sei nato?”

Giuda Iscariota: “Nacqui sotto il segno della Vergine. Fui onesto e amministratore diligente. Mio difetto fu la non grande[7] mentalità meticolosa, la necessità di vivere seguendo mie regole e l’incapacità di comprendere il comportamento altrui, se al di fuori dei miei schemi.”

Miri’Aton: “Nato sotto il segno di terra non riuscisti a volare. Accettasti, Giuda, il fatto che Gesù si proclamasse il Messia?”

Giuda Iscariota: “Che Gesù, sia pure nascostamente con noi discepoli, si affermasse Messia, ossia l’Unto, il Cristo come dicono i greci, non mi sconcertò più di tanto. Di predicazioni dell’avvento del Messia erano piene le Scritture. L’ora era giunta e bisognava ringraziare l’Onnipotente che aveva finalmente inviato il suo incaricato per ripristinare il Regno di Dio sulla terra.

Erano altri gli elementi su cui potevo dissentire da Gesù. Senza che me ne fossi reso conto all’inizio, Gesù stava operando una trasformazione profondissima della religione mosaica. Mosè aveva impostato la religione come un patto, un trattato tra Divinità e il popolo eletto; eravamo cioè di fronte a un rapporto collettivo in cui le parti erano da un lato Dio e dall’altro il popolo ebraico.

Gesù concepiva la religione in modo diverso: Dio è suo padre. Egli vede la religione come una relazione individuale tra uomo e Dio come allo stesso modo è individuale (e non collettivo) il rapporto tra padre e figlio.

Inoltre Gesù predicava di amare i nostri nemici. Ma chi erano questi nemici se non gli odiati romani, che invece, con l’instaurazione del Regno, avrebbero dovuto essere distrutti ad opera di Dio e del Messia? Come conciliare tale contraddizione?”

Gesù (a Lucio): “Guarda le mie sofferenze. Le tue malattie che hai avuto, sono nulla al confronto. La mia sofferenza fu soprattutto morale. Fui sputacchiato, disprezzato e umiliato in tutti i modi. Al confronto, il dolore fisico non fu niente, ed io lo sopportai benissimo, rispetto alle offese e al male che hanno fatto a me e a mio Padre.

Se l’avessi chiesto al Padre, Lui mi avrebbe nascosto e salvato. Se fossi fuggito da Gerusalemme per andare a dare la novella ad altri popoli, non avrei allargata così la fede tra gli uomini. Anche se avessi girato paese per paese, sarei sempre stato considerato un uomo e non avrebbero capito che ero il figlio di Dio, morto e poi risuscitato, il figlio di Dio fatto uomo per salvare il mondo.

Con il mio grande sacrificio ho salvato più anime che se fossi fuggito per andare a predicare tra altri popoli, perché così gli uomini hanno capito che io ero realmente il figlio di Dio che si è sacrificato per redimere tutti gli uomini. E questa grande fede che è entrato nei cuori degli uomini ha fatto sì che si tramandasse di generazione in generazione per millenni. La fama di questo sacrificio è stata propagata e sentita in paesi lontani occupati da gente lontanissima e la notizia di questo fatto li ha resi più buoni.

Così non è stata una religione locale, ma mondiale.”

Ekhnatòn: “Quando il Figlio risorse, andò a formare col Padre e lo Spirito Santo, La Trinità.”

Nefertiti: “Paolo, esponici il tuo pensiero, l’interpretazione da te data alla missione di Gesù.”

Paolo di Tarso: “Io, Paolo, apostolo di Cristo non da parte degli uomini, né per mezzo di un uomo, ma per mezzo di Cristo e da parte di Dio Padre nostro a cui sia la gloria nei secoli dei secoli. Amen.

Siate imitatori di Dio, come figli diletti e vivete nell’amore, sull’esempio del come Cristo ci ha amati e per noi ha sacrificato se stesso a Dio, quale oblazione e sacrificio di soave odore[8].

Fu questa la base del mio Vangelo, che non viene dall’uomo; perché io non l’ho ricevuto, né imparato da un uomo, ma per rivelazione di Cristo[9]. Gesù, morendo, si era sacrificato innocente per tutti gli uomini e non per i soli circoncisi. Era la crocefissone e la susseguente resurrezione che segnava il culmine dell’esistenza del Cristo; la segnatura di un nuovo patto tra Dio e tutta l'umanità (e non più il suo popolo eletto).

Ciò che Gesù Cristo e Dio Padre volevano, era lo sviluppo sul troncone dell’Ebraismo, di una nuova religione di misericordia, di amore e di aiuto reciproco tra tutti gli uomini. Quello che finora era stato un fenomeno tribale, diventava un fatto mondiale.

Imperocché l’albero buono si vede dai suoi frutti, il fico d’Israele non era fiorito in occasione dell’avvento del Messia, ma era rimasto arido e perciò era stato maledetto. Con le sue prescrizioni legalistiche, la Legge mosaica aveva reso l’uomo schiavo. Il contatto diretto con Dio era stato abolito. In luogo di onorare Dio si osservava la Legge, la quale era elevata da mezzo a fine. Si sosteneva che Dio scompariva dietro a norme che sovente avevano un contenuto transeunte, limitato ai loro tempi.

Dunque Gesù era sceso a liberare l’uomo; da qui l’inutilità per i cristiani di seguire le prescrizioni della Legge mosaica in tutti i suoi aspetti ritualistici.

In questa situazione non era per me opportuno parlare della vita terrena di Gesù. L’importanza, sia pure grande, di quanto Egli aveva detto o fatto nel suo percorso terreno era ampiamente superato dalla volontà divina che mi si era manifestata dopo la sua morte.

Così, nelle mie epistole, non parlai della vita di Gesù, dando le cose come già conosciute dai miei interlocutori. Gesù del resto era morto da ben pochi anni.

Parlando di Gesù in vita, avrei attizzato le controversie. Inoltre Egli era stato condannato come sedizioso antiromano, come ‘Re dei Giudei’. Questo punto era meglio trascurarlo il più possibile siccome io ero un cittadino romano, l’unica protezione che potevo ricevere contro l’odio dei Giudei tradizionalisti (i quali mi ritenevano un apostatata) e, in linea inferiore, dei pagani più accaniti, era costituita dalla giustizia romana e dal principio romano della libertà di culto in tutto l’Impero.

E’ per questo che raccomandai ai miei convertiti l’obbedienza alla autorità romana, anche se fosse Nerone. Persino quell’imperatore sarebbe stato più giusto, verso di me, rispetto a quanto lo sarebbero stati gli ebrei ortodossi.

Tali erano le mie speranze, quando accusato dai Giudei e prigioniero da oltre due anni, feci appello a Cesare e mi feci portare a Roma per essere giudicato dall’imperatore.

Da principio la mia prigionia fu mite e i romani mi accordarono la libertà vigilata e possibilità di insegnamento. In un primo processo fui addirittura assolto. Solo successivamente la colonia ebraica di Roma, che era molto potente (poiché svariate dame dell’aristocrazia erano proselite del giudaismo ortodosso e tra esse c’era Poppea Sabina, moglie dell’imperatore Nerone), riuscì a farmi il vuoto intorno[10].

Fui nuovamente imprigionato e in un secondo processo svoltosi pochi mesi dopo il primo, fui condannato come seguace di un uomo che si era ribellato a Roma.

Scoprii allora che l’animale più feroce non è il leone, ma la iena.

Si ripeté con me il gioco che si era ottenuto con il Cristo. Io, romano, fui condannato come traditore di Roma, E, quel che è più grave, alla nuova religione, il Cristianesimo, si associò l’idea di culto proibito perché basato sulla fede verso un uomo che avevano condannato come ribelle.

Fui decapitato con la spada nel 63 d.C. L’incendio di Roma di cui, anche a seguito dell’esito del mio processo, furono incolpati i cristiani, si verificò solo l’anno seguente[11].”

Ekhnatòn: “Ecco perché Paolo, mandato appositamente da Dio, diceva che era caduta la necessita di osservare la Legge mosaica e che quello che contava era la fede nel Cristo (e non l’osservanza delle prescrizioni di Mosè). Al pari di Gesù, che ormai era morto, Paolo voleva far capire agli uomini che la Legge mosaica non era più bene interpretata e applicata. L’uomo debole nel fisico e nello spirito, andava aiutato, intergrato, amato e non più abbandonato.”

Lucio: “Per quali motivi, ai tempi di Gesù, la Legge mosaica non riconosceva più la piena libertà e dignità dell’uomo?”

Gesù: “Non assicurava la libertà dei credenti perché i fedeli erano abbarbicati a regole ricavate dalla loro fede, che però non erano completamente giuste. Talune norme della Legge mosaica, ad esempio il rispetto delle impurità, potevano avere uno scopo preciso, però non le seguivano più a questi fini e le interpretavano in modo errato. Io volevo colpire non le Legge mosaica, ma le interpretazioni troppo rigide della stessa.

Non assicurava la dignità dell’uomo, perché coloro che conoscevano la legge, in quanto avevano potuto studiarla, si comportavano con superbia verso il resto del popolo e in realtà miravano troppo a fare i loro interessi. Il popolo era sottomesso a quelle persone che agivano per la propria utilità; esse usufruivano di questi leggi nel loro tornaconto.

Tutti questi intrallazzi erano in contrasto con la dignità umana.”

Nefertiti: “Gesù è stato tanto buono, che potendo aiutare materialmente queste persone sottomesse, ha dato loro un messaggio di serenità e libertà.”

Enkhsanpaton: “Dire che non si poteva obbedire se non a Dio e che Dio era l’unico re, sarebbe stato giusto se Dio fosse venuto in persona sulla terra a regnare. Ma poiché Dio sta in cielo, dire che l’unico che comanda è Dio, significava dare il potere a una casta di sacerdoti e di altre persone che avrebbero detto di governare in nome di Dio, ma in realtà, avrebbero governato nel proprio.”

Tutenkhamen: “La stessa norma, in forza della quale si poteva sacrificare solo nel Tempio, non era precetto mosaico, ma regola scaturita da successive stratificazioni che andavano levate.”

Miri’Aton: “Sì, Dio si poteva adorare ovunque, perché ovunque è il suo Tempio.”

Ekhnatòn: “Altre norme mosaiche servivano ad assicurare una pacifica convivenza tra famiglie. In caso d’adulterio venivano lapidati sia adultera sia il correo; in tal modo si evitavano vendette tra famiglie. La morte dei due amanti serviva a togliere di mezzo faide e aveva uno scopo in sostanza umano per i tempi di Mosè. Così pure la legge del taglione; ‘Occhio per occhio, dente per dente, vita per vita’ serviva a limitare la vendetta.

Ai tempi di Gesù le necessità sociali che avevano giustificato i precetti di Mosè, erano in gran parte venute meno. La Legge mosaica, pur restando in piedi, andava interpretata con più misericordia. Era questo il punto di vista di Gesù.”

Nefertiti: “E’ a causa di ciò che nell’episodio dell’adultera (Giovanni 8, 3-11) alla folla che presenta a Gesù la fedifraga e gli fa: ‘Mosé ci ha ordinato di lapidarla. Tu che ne dici?’, questi scrive sulla sabbia.

Gesù voleva far capire che la norma dettata da Mosè era scritta sulla sabbia, in quanto transeunte e valida per l’epoca di Mosè. Richiamarsi a quest’ultimo non aveva perciò senso.”

Enkhsanpaton: “In quella situazione non restava quindi che applicare l’altro precetto di Gesù; ‘Amatevi gli uni cogli altri’[12]. Il che significa comprendersi reciprocamente e perdonare.”

Lucio: “Leggendo i Vangeli sembra che, secondo Gesù, anche le norme mosaiche in tema d’impurità andassero revisionate.”

Ekhnatòn: “Per i sacerdoti, per i sovrani e per coloro che dovevano dirigere il popolo era indispensabile che la gente obbedisse anche alle prescrizioni igieniche. L’origine delle malattie non era ben conosciuta, tuttavia era chiaro anche nell’osservazione più superficiale, che determinati mali (ad esempio la lebbra) potevano essere evitati solo con l’isolamento del malato. Ma le mogli e i parenti più stretti rischiavano di ammalarsi a loro volta. Di conseguenza l’unico modo per non far divulgare i contagi era far credere alla gente che la malattia rendeva impuri agli occhi di Dio.”

Nefertiti: “In questo senso Numeri 5, 1-4 dice a Jahveh; ‘Il Signore parlò a Mosè dicendo, ‘Ordina ai figli d’Israele di mandar via dal campo tutti i lebbrosi, tutti i malati di gonorrea, tutti contaminati per contatto di un morto. Sia i maschi sia le femmine, mandateli via, cacciateli fuori dal campo, affinché non contaminino il loro campo in mezzo al quale io abito.’ Ed i figli d’Israele fecero così e li mandarono fuori dal campo, come il Signore aveva detto a Mosè.’

In tal modo la norma religiosa mirava ad evitare la propagazione delle malattie infettive, perché l’amore che i parenti provavano per i loro congiunti ammalati era inferiore alla paura del castigo di Dio.

I reggenti, gli uomini di cultura e di comando, avevano scoperto l’unica formula per evitare la diffusione delle malattie.”

Gesù: “Sono riuscito a dare agli uomini una cultura e non solo una paura di Dio. Volevo farli ragionare e far loro intendere che Dio non castigava se si recava aiuto.”

Ekhnatòn: “Gesù andava tra i lebbrosi, ma era un uomo intelligente e Dio gli aveva spiegato come evitare di diffondere il contagio. Perciò Gesù seguiva prescrizioni igieniche e se poteva, miracolo o no, guariva questi lebbrosi.

Egli voleva far capire agli uomini che nelle difficoltà, sia fisiche sia morali, bisogna aiutarsi reciprocamente, non abbandonarsi.

Allo stesso fine mirava il matrimonio che Gesù, in contrasto con la Legge mosaica, voleva indissolubile. L’uomo e la donna dovevano soccorrersi l’un l’altra e procreare insieme (Marco 10, 1-12).

Gesù sapeva che l’umanità sarebbe migliorata applicando questi suoi principi morali e umanitari.

In quest’ordine di idee si spiegano le circostanze che Egli guarisse di sabato e la parabola del Buon samaritano (Luca 10, 30-37).”

Lucio: “Vi prego, illustratemi questa parabola.”

Nefertiti: “Ne tratteremo in una scena successiva, quando torneremo sui rapporti tra la Legge mosaica e Gesù.”

Lucio: “Allora parlatemi della parabola della pecorella smarrita.”

Nefertiti: “L’ovile e le pecore costituiscono una metafora del mondo e dell’uomo.

La pecora nera, quella che si smarrisce, è più grande delle altre, perché rappresenta l’enorme massa di gente che vive nel mondo del male e della debolezza. Essa si smarrisce non tanto perché sia cattiva o migliore delle altre, ma per debolezza intima e mancanza di equilibrio. Quando si è trovata sola, si è sfiduciata e ha chiamato aiuto. Le altre pecore stavano unite nel bene, in quanto ascoltavano la voce divina e seguivano tutte insieme la via giusta.”

Lucio:  “Così, la pecora smarrita è la più grossa e più robusta, perché il male è più forte del bene?”

Nefertiti: “Sì. Quando il pastore, stanco, la ritrova, le dice che le vuole più bene di tutte le altre insieme, perché è riuscito ritrovarla (Luca 15, 3-7).”

Enkhsanpaton: “Hanno ucciso Gesù, perché erano tutti falsi. Guardavano solo le cose materiali e non potevano capirlo.”

Gesù: “Quello che ho subito è indicibile. Sputacchiato, battuto, frustato, crocefisso. Qualsiasi uomo, se sottoposto anche a una piccola parte di queste vessazioni, sarebbe diventato una belva. Io non mi tirai indietro. Potevo fuggire, andarmene se avessi voluto, ma rimasi e sopportai tutto, perché gli uomini ricevessero un esempio e si ricordassero che se si riceve uno schiaffo, bisogna porgere l’altra guancia.”

Lucio: “Perché  non bisogna reagire alle cattiverie?”

Nefertiti: “L’uomo è feroce, ma non per fame. Per orgoglio, per desiderio d’uccidere, per sfogare i propri istinti bestiali. Alle cattiverie bisogna reagire con equilibrio, senza impulsività.

Se Dio fosse impulsivo, il mondo non esisterebbe più, perché tutti gli uomini non fanno altro che offenderlo. Così, se Dio si lasciasse trasportare, non vi sarebbero più uomini, ma al massimo, animali, perché costoro non Lo offendono.

Se tu rispondi alla cattiveria con cattiveria, aumenti la forza del male. La persona che ti ha offeso e contro la quale tu reagisci, prende animo per comportarsi ancora peggio. Ecco perché al male bisogna rispondere col bene e con la superiorità per non aumentare il male.”

Lucio (ad Ekhnatòn): “Mio faraone, parlami dei due comandamenti che Gesù prescrisse agli uomini.”

Ekhnatòn: “Il primo dei comandamenti che ci diede il nostro Signore Gesù Cristo è di amare Dio (Marco 12, 28 ss.). Però sarebbe erroneo amare solo Dio. Ad esempio una suora, che è costretta ad abbandonare ogni altro affetto, rischia di diventare una persona dura e arida.

Il secondo comandamento impone di amare il tuo prossimo. Perciò bisogna amarlo.”

Enkhsanpaton: “Hai ragione, padre mio. Nella mia nuova vita ho studiato, per un certo tempo, presso un Istituto di suore e ho constatato che, pur essendo brave insegnanti, pensano più che altro a salvare le proprie anime, soprattutto se sono anziane, rischiando in tal modo di cadere nell’egoismo. Studiando da loro ho visto che ti obbligano alla loro concezione di vita, anche se questo paradiso non è di tua volontà. Riesco a capire più un religioso come un parroco, che viva in mezzo ai suoi parrocchiani e che partecipi alla vicissitudini di tutti.”

Lucio: “Narrami qualche particolare sulla crocifissione di Gesù.”

Enkhsanpaton: “Un tempo c’era un falegname che era amico di Gesù. Gesù gli aveva fatto molti piaceri. Ad un certo punto, Gesù venne condannato e il falegname, mentre era nella sua casa, sente molte urla e rumori. Esce sulla strada e in quel momento passa Gesù, portando in spalla la croce con fatica che gli dice: ‘Isacco, ti prego, aiutami a portare questo, che non ce la faccio più’. Ed il falegname gli dice; ‘Io non ti conosco. Cosa vuoi da me?’ Gesù guarda questo falegname con occhi buoni, ma pietosi e gli ripete; ‘Dammi un po’ d’acqua dalla tua urna.’ E il falegname risponde; ‘La mia urna è secca, e poi non darei da bere a te.’ E Gesù gli dice; ‘sono proprio stanco. Non ce la faccio più. Dammi un po’ da bere. Ho sete.’ Il falegname risponde: ‘Vattene, che non ti conosco, se no, chiamo le guardie.’

Allora Gesù guarda il falegname e dice: ‘Tu camminerai per sempre, finché io, in un anno che nessuno di voi conosce, tornerò.’

Da allora il falegname continua a camminare errante, di giorno e di notte e le sue membra e la sua anima si stancano. Se si siede, si formano le piaghe. Lui non ne può più.

E da ultimo Dio mi ha detto: ‘Gesù ha paragonato questo falegname al segretario di Ponzio Pilato’.

Gesù manca poco tempo che ritorni[14].

Dio mi da la possibilità di guardare il sole.”

Giuda Iscariota: “I sacerdoti erano gelosi della loro autorità. E questo sentimento determinò il loro feroce antagonismo contro Gesù.

Io, come amico del Maestro, potei fornire al Sinedrio quei elementi personali, i detti di Gesù, che avrebbero consentito all’adunanza di travalicare i limiti della controversia che, squisitamente religiosa qual era, sarebbe diventata politica mediante l’accusa da farsi ai romani che Gesù voleva costituirsi Messia (ossia re dei Giudei). In tal modo il Sinedrio avrebbe potuto imporre il suo punto di vista a Pilato e fare condannare a morte Gesù come pericoloso sovversivo, ostile al dominio romano.”

Nefertiti: “Tu, Giuda, hai sbagliato perché, pur sentendoti incompreso, dovevi provocare una spiegazione. All’incontro tu ti mostrasti meschino e attaccato alle cose materiali. Se manca una spiegazione, non ci si comporta più da uomini, ma da bestie.”

Enkhsanpaton: “Giuda fu ipocrita perché, pur dubitando di Gesù, non lo abbandonò, ma restò con lui, facendosi dare quelle spiegazioni che poi gli sarebbero servite a far incriminare Gesù davanti al Sinedrio. In Giuda si riflette il peccato dell’intero giudaismo, che si dimostrò incapace di evolversi spiritualmente.”

Ekhnatòn: “Dovete pregare per tutto il male che c’è su questa terra. Ringraziate il Signore Iddio per il bene e le buone idee che ha dato agli uomini. Pregiamo il Signore, lodiamolo, ammiriamolo e chiediamolo di ricordare agli uomini il sacrificio che Gesù ha fatti per loro e di ricordare perché lo ha fatto, perché l’uomo l’ha dimenticato.

Gli uomini devono rivolgersi a Dio e ringraziarlo. Tramite Gesù noi dobbiamo lodare Iddio per tutto quello che il Padre ci ha dato sulla terra. E stato Lui a darci tutto e a sacrificare suo figlio per noi.

Noi pretendiamo troppo. L’uomo dovrebbe accontentarsi della bellezza della natura. Ci ha dato l’intelligenza non per emergere, ma per aiutarsi a vicenda e per migliorare questo mondo. Ma a che cosa serve una grazia così grande come l’intelligenza, se gli uomini l’adoperano per distruggere tutto ciò che Iddio ha creato?”

Lucio: “Come mai Gesù non espose ordinatamente la sua dottrina?”

Paolo di Tarso: “Gesù era troppo occupato a vivere la sua religione. L’urto, la lotta con l’ambiente circostante che gli era ostile, lo assorbiva troppo. Egli, con il pensiero, era più vicino a Dio, che lo capiva, che all’uomo che non lo intendeva. Quando Egli morì, si sentì il bisogno di qualcuno che teorizzasse questa religione, che ne dettasse i principi fondamentali e che costituisse una guida contro i dubbi.”

Nefertiti: “Allora Gesù aveva molta stima di Paolo di Tarso, nonostante che egli fosse un persecutore. Lo chiamò e l'invitò ad espletare questa missione. E Paolo, con il suo comportamento posteriore, dimostrò di essere una persona all’altezza del compito.”

Gesù: “Lucio, hai avuto un pensiero vigliacco, dopo che tanto era stato fatto per te. Hai pensato di abbandonare tutto, di ritirarti in campagna, di divenire un uomo come tanti.”

Lucio: “E’ vero, Signore. L’ostilità che incontro, mi aveva indotto a pensare di trasferirmi lontano da Milano e di andare ad esercitare la mia attività in una tranquilla sede insulare.”

Gesù: “Questa tua viltà ha turbato l’equilibrio cosmico. Tu continuerai tranquillamente a lavorare nel tuo ufficio, come sempre, anche se verrai sospeso dalla tua professione.

Le nazioni cambiano. A volte, per loro errore, si muovono guerre. Poi sopravviene la pace e il mondo continua, perché così lo voglio e così lo vuole il Padre.

Solo se l’uomo è saggio, munito d’esperienza, aiuterà il giovane ricco d’ingegno senza demoralizzarlo. Solo così il mondo potrà continuare e a migliorare.”

 

(Gesù esce e Paolo di Tarso gli va dietro. Da lontano li segue Giuda Iscariota.)

 

SCENA SECONDA

- Ekhnatòn e Gesù -

... .... ...

 

SCENA TERZA

- Ponzio Pilato -

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SCENA QUARTA

- Una ricerca astrologica -

... .... ...

 

 

SCENA QUINTA

- Sull’insegnamento di Gesù -

... .... ...

[1]Il presente brano è reso diversamente in Matteo 11, 28-30

[2] In queste frasi d’Enkhsanpaton ravviso due citazioni (delle quali, però, non sono riuscito a rintracciare la fonte). La prima inizia con: “Un cristiano triste …” E la seconda con: “Crederò nel Cristianesimo …”

[3] Sull’abbandono in cui Gesù fu lasciato nell’orto di Gethsemani rinvio a Matteo 26, 36 e passi paralleli.

 

[4] Tommaso, ‘Vangelo gnostico’ in ‘I Vangeli apocrifi a cura di M. Craveri’, G. Einaudi ed., 3° ed., Torino, 1969, log. 19, pag. 488.

[5] Tommaso, ‘Vangelo gnostico’, cit., log. 27, pagg. 489-490.

[6] Accetto, in sostanza, la versione usuale del suicidio di Giuda (contenuta in Matteo 27, 3-10). Taluno, riferendosi ad ‘Atti degli apostoli’ 1, 18-19, ritiene invece che Giuda sia stato assassinato (evidentemente da seguaci di Gesù). Di vendetta divina, eseguita dagli angeli, parla P. Rullini, ‘Giuda’.

[7] Paolo, ‘Galati’ 1,1 segg.

[8] Paolo, ‘Efesini’ 5, 1.

[9] Paolo, ‘Galati’ 1, 11-12.

 

[10] Paolo, ‘2 Timoteo’ 4, 9-16.

[11] Nel luglio del 64 d.C.

[12] Giovanni 15, 12.

. . . QUI TERMINA L'ESTRATTO DI QUESTO ATTO.

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